Come anticipato un paio di settimane fa, Alessandra Neri di ActionAid ha compiuto un intenso viaggio in Brasile per visitare le popolazioni e i progetti attivi sul campo.
Un’occasione anche per noi per vedere da vicino in che cosa consistono le attività portate avanti dalla Onlus nelle zone dove è attivo il sostegno a distanza. E per comprendere quanti risultati REALI è possibile ottenere grazie al meccanismo delle adozioni. Anch’io che ho due sostegni a distanza attivi, anche se non in Brasile, sono felice di leggere come ActionAid con il nostro aiuto riesca ad avviare progetti di successo e dare un futuro migliore a tantissimi bambini e alle loro famiglie. Quindi non abbiate dubbi sull’operato di ActionAid e per il prossimo Natale regalatevi un’adozione a distanza, farete qualcosa di grande per chi è meno fortunato ma anche per voi stessi. Per me è sempre una gioia sapere che sto contribuendo a donare un sorriso!
Vi lascio alle parole di Alessandra da cui traspare quanta passione ci sia nel suo lavoro. Credo che anche per lei riuscire a vedere finalmente da vicino i risultati del suo impegno quotidiano ma anche comprendere quanto ancora ci sia ancora da fare, sia stata una grandissima emozione. Compreso il senso di impotenza che si prova davanti a un ‘industrializzazione che non guarda in faccia nessuno…
Come al solito si parte di buon’ora, da Recife verso Cabo, dove andiamo a conoscere il Centro das Mulheres do Cabo (Casa delle donne di Cabo), l’organizzazione partner con cui lavoriamo in questa zona del Brasile. Ci attende Nivete, una donna dolce quanto energica e determinata, che ci racconta delle attività del centro: accoglienza di donne in difficoltà, progetti per rendere più sicura la città e un grande lavoro contro la violenza sulle donne e il turismo sessuale, problemi molto sentiti in questa zona del Paese.
Dopo tanta terra arsa dal sole il terzo giorno in Pernambuco lo passiamo invece nel verde: insieme a Nivete partecipiamo ad un incontro che si tiene in un parco molto bello, dove si ritrovano bambini, giovani e donne di diverse comunità che si divideranno in gruppi per parlare di razzismo. E´ un incontro emozionante, che inizia con una manifestazione di capoeira -una danza che simula la lotta degli schiavi deportati in Brasile dall’Africa- fatta da ragazzi (tra cui anche un ragazzino non vedente) e ragazze: si tratta di un’attività importante per recuperare le origini e l’orgoglio di essere “neri” e che spesso viene proposta ai giovani anche per tenerli lontani dai pericoli della strada.
La mattina prosegue con il gruppo di donne che parlano di come ancora oggi vivono la discriminazione di razza sulla propria pelle, con i giovani che discutono e inventano una canzone contro il razzismo e coi più piccoli che dopo aver cantato e seguito una `lezione` di educazione ambientale disegnano per i loro sostenitori lontani… ( Il sole, i sorrisi e il canto dei bambini, i colori dei loro vestiti e il verde di questo parco mi riempiono di gioia e vorrei fotografare ogni momento)

Vedendo queste attività congiunte che interessano bambini, giovani e donne mi rendo conto una volta di più di come sia fondamentale lavorare insieme a tutta la comunità: con l’adozione a distanza il nostro aiuto e il contributo dei sostenitori di ActionAid va davvero a toccare le parti più deboli della società, ma che sono anche quelle fondamentali per riuscire davvero a fare la differenza e a costruire un futuro migliore…
Pranziamo in una baracca sulla strada piena di lavoratori (sono circa 300 mila gli uomini che si sono trasferiti in questa zona per lavorare come operai e manovali) e prima di tornare indietro decidiamo di fare una deviazione perché sta succedendo qualcosa di grave nella foresta limitrofa e nessuno ne parla. Ci addentriamo in un paesaggio verdissimo che ad un tratto diventa cemento, cantiere, distruzione: stanno costruendo due grandi strade di collegamento (oltre al mega porto) e per farlo non esitano a cacciare le persone dalle proprie case, ad abbattere scuole, chiese e tutto ciò che si trova sul “percorso dell’industrializzazione” .
Ci accompagna in questo percorso un uomo la cui casa è stata demolita e come tanti altri vive in prima persona la distruzione del posto dove ha sempre vissuto: ci racconta che i pesci in mare sono morti a causa dell’inquinamento e che la frutta che coltivavano ora non cresce più…
Arriviamo, dopo non poche difficoltà, presso una casa che ora ospita alcune delle famiglie sfollate, tra cui una donna di 37 anni e mamma di 4 bambini, che ci racconta la sua storia: aveva partorito da pochi giorni la sua ultima bambina quando sono arrivati a cacciare lei e la sua famiglia, compresa la nonna ultranovantenne.
In cambio non hanno avuto niente e ora vivono in una specie di capanna che vuole mostrarci: è fatta di fango, pezzi di plastica e avanzi trovati qual e là. Tutto intorno è pieno di rifiuti, qualche gallina, dei gatti e un cane. Anche se lo sto vedendo coi miei occhi faccio fatica a realizzare che questa donna, suo marito, i loro 4 figli (due piccoli) e l’anziana nonna possano vivere in queste condizioni così insalubri e precarie.
Ma i bambini, come tutti i bimbi, sorridono e la loro mamma ha lo sguardo fiero, vorrebbe solo giustizia da parte di chi ha cambiato la sua vita e devastato il loro ”mondo” nella foresta solo per arricchirsi…
Di fronte alla loro “casa” c’è un panorama bellissimo
Il verde delle piante e l’azzurro del mare, ma presto anche questa splendida vista verrà distrutta dalla strada e dal porto che stanno costruendo…
Ce ne andiamo con incredulità e amarezza, ma anche con la volontà di far conoscere questa situazione e la consapevolezza (da parte mia) che spesso nelle nostre vite piene di oggetti e confort ci allarmiamo, soffriamo o ci preoccupiamo per cose davvero di poco conto…
Alessandra Neri
[actionaid]
Grazie di cuore ad Alessandra per questa sua testimonianza e, se come me siete stati coinvolti emotivamente da questo racconto , vi invito a leggere anche le altre tappe del suo viaggio che trovate qui: Giorno 1 e giorno 2 del viaggio in Brasile













