Sono una grande sostenitrice dell’allattamento al seno per i benefici che porta al bambino e questo è ovvio, per il legame particolare che consente di instaurare con il neonato, e perché no anche perché aiuta a tornare in forma in tempi brevi ( cosa che influisce molto positivamente sulla psiche della neomamma).
Detto questo credo che ogni donna abbia il diritto e la libertà di decidere in piena consapevolezza quello che ritiene sia la cosa migliore per il suo bambino. Consapevolezza significa anche difendere e argomentare le proprie decisioni, senza porsi subito sulla difensiva. Avete mai provato a chiedere a un donna che non ha allattato al seno perché ha scelto la strada del biberon? Oppure domandare a una donna che sta ancora allattando al seno un bimbo di 4-5 anni, perché continua a farlo?
In entrambi i casi otterrete dei contrattacchi anche se la vostra domanda non aveva alcun tono da inquisitore.
Siamo arrivate a questo punto perché incapaci di comunicare nel verso senso della parola (“mettere in comune”) . Non mettiamo più a tavolino le nostre esperienze facendone un momento di crescita personale. Ognuna difende il proprio baluardo incapace di accettare l’opinione o l’esperienza altrui.

Se una persona decide di allattare al biberon perchè ritiene che quella soluzione sia il modo migliore per ritrovare un loro equilibrio, ben venga ma non deve avere nessun rimpianto, nessuna frustrazione. Cosa che invece si nota sempre in gruppi che parlano di allattamento. Una donna che non ha allattato al seno la maggior parte delle volte in gruppi di mamme si sente alla pari di una pecora nera e reagisce semplicemente attaccando alle domande che le vengono fatte, oppure se ne sta in disparte senza partecipare attivamente alle discussioni n modo costruttivo.
Dove sta l’errore?
Sicuramente da entrambe le parti. In chi continua a criticare tappandosi le orecchie e senza cercare di comprendere le decisioni altrui, e in chi si sente sempre e comunque sotto accusa incapace di quella serenità di scelta che dovrebbe renderla insensibile ad ogni critica gratuita.
Se avete fatto una scelta sulla base di quello che avete letto, del vostro vissuto personale, e sulla base di quello che vi detta il vostro istinto materno, dovreste essere in grado di difenderla e argomentarla senza dover sempre tirare fuori le unghie, oppure senza cacciare la testa sotto la sabbia.
Impariamo a godere di questa libertà nel modo più costruttivo possibile, facendo tesoro delle esperienze delle altre donne senza deriderle o denigrarle.
C’è chi al mondo non ha libertà di scelta nemmeno in tema di allattamento.
Recentemente ad esempio negli Emirati Arabi Uniti, è stata approvata una legge che obbliga tutte le madri di allattare i loro figli per almeno 2 anni. E se non lo fanno i mariti possono citare in giudizio le loro mogli.
La donna viene privata di qualsiasi potere decisionale sull’allattamento che passa per le mani del marito e della legge del paese in cui vive. Non è la prima volta che uno stato decide di legiferare su queste tematiche, l’estate scorsa era successo in Venezuela.
In India invece qualche tempo fa era saltato alla ribalta delle cronache un fatto di corruzione in cui i medici venivano pagati per raccomandare alle madri il latte in polvere.
Non è costringendo una donna a fare o non fare una cosa che si crea sostegno all’allattamento.
Questo si ottiene solo in un modo, informando e formando le donne che devono diventare protagoniste consapevoli delle loro scelte.