Leggo con un po’ di stupore certe affermazioni di neomamme che mi scrivono frastornate perché non pensavano che la maternità fosse così complicata.
Benvenute a bordo!
La maternità è un’ondata travolgente che potrebbe stenderti se non hai i piedi ben radicati a terra.
Idealizzare la maternità fatta tutta di coccole e sorrisi, credetemi , è un grave sbaglio e potrebbe veramente destabilizzarvi una volta tornate a casa dall’ospedale.
Certo puoi leggerti migliaia di libri, informarti sul web ma nulla ti prepara al 100% a quello che avverrà dopo. Anzi le esperienze lette non è detto che calzino perfettamente alla tua.
Ogni bambino è diverso ma anche ogni madre lo è, e unico è quel rapporto madre figlio che si viene ad instaurare.
Il primo incontro con il proprio bambino che tanto avevamo idealizzato prima della sua nascita quando era ancora nel pancione, potrebbe essere difficile, perché il parto è stato difficile.

Quando è nata la mia prima figlia Veronica, ho avuto una grave emorragia post parto. In quei frangenti temevo che non l’avrei mai più rivista, lei che piangeva accanto a me nella culla e io che dovevo essere operata d’urgenza.
Lì ho sperimentato il vero significato della parola Paura. Un sentimento che poi non mi ha più abbandonato e che ha influenzato i primi mesi del mio essere madre. Sarei potuta cadere in depressione? Certo, e non vi nascondo che ho temuto anche questo, perché non stavo bene, perché avevo mille timori. Ma queste paure le ho condivise , non me le sono tenute dentro non mi sono vergognata di mostrare le mie fragilità . Ho avuto anche un grande supporto da chi m viveva accanto e non mi sono vergognata di farmi aiutare. Ho pianto le prime settimane, ho cercato un supporto psicologico per superare il trauma del parto e alla fine la felicità di essere diventata madre e l’amore che provavo per mia figlia hanno avuto il sopravvento. Non abbiate mai il timore o la vergogna di chiedere aiuto .
Che si abbiano avuti parti difficili o meno, lo sbocciare di una nuova famiglia crea sempre delle instabilità. Anche perché gli ormoni non è che ci aiutino molto Quello che mia nonna chiamava “il pianto da latte” beh…credo che ognuna lo abbia sperimentato, chi più chi meno.
Torni a casa dall’ospedale, in piena montata lattea o con il latte che tarda ad arrivare il bambino che piange, i parenti soffocanti…un piantino ogni tanto ci sta.
In genere è una cosa passeggera, con i giorni tutto si semplifica perché impariamo a conoscerci come madre e impariamo a conoscere i nostri figli.
Si instaura un rapporto nuovo, molto diverso da quello che avevamo con il nostro bambino quando era ancora nel pancione. Stavolta il rapporto coinvolge pienamente i 5 sensi: è una relazione fatti di sguardi, di tocchi, di coccole, di profumi (e di odori meno piacevoli). Si perché il bambino piccolo rigurgita, si sporca di continuo, delle volte vomita come se fosse posseduto…e piange. Riconoscere il pianto del nostro bambino, l’unico modo con cui riesce a comunicare con noi le sue esigenza, è un bel gioco enigmistico. Ma con il temo si impara, perché anche noi madri cresciamo e impariamo da, con loro e per loro.
E’ una crescita simbiotica. Non cerchiamo di esser già “madri perfette” quando nasce il nostro bambino, perché sarebbe un grosso errore ed esporrebbe veramente al rischio di sentirsi inadeguate perché ci sembra tutto d’un tratto di non essere “ brave madri”.
Chi era “imparata” quando è nato il nostro primo bambino?
Sapevate guidare una macchina priami di salirci sopra la prima volta? Credo proprio di no, ma poi ci siete riuscite chi più chi meno..)
E scordatevi di tornare a casa dall’ospedale e riprendere i ritmi di prima, anche lavorativi. Perché questo potrebbe farvi sentire frustrate e incazzate. E potreste colpevolizzare il bambino che colpe non ne ha. I ritmi si riprendono si ma con molta calma, datevi del tempo, godetevi a fondo il vostro bambino , i primi mesi sono dei momenti irripetibili, difficili ma unici. Non saranno più comunque gli stessi ritmi di prima perché ora c’è un bambino da gestire e che dipende da te.
Non sottovalutate il vostro istinto, l’aiuto delle ostetriche, delle vostre madri o delle vostre amiche che hanno già avuto un bambino, ma al contempo cercate anche di ragionare con la vostra testa , non prendendo sempre per oro colato quello che vi viene detto ma cercando di informarvi su libri e pubblicazioni scientifiche, oltre che dal pediatra. Qualche dritta ve la possono dare. E non vergognatevi di chiedere. Non c’è nulla di più bello che condividere le esperienze e i dubbi. Nessuna madre è perfetta, ogni madre è unica e ogni madre sa essere la madre migliore per il proprio bambino.