Come sarà mio figlio? Il passaggio dal bambino immaginario al bambino reale

Sin dall’inizio della gravidanza mentre il corpo comincia le sue trasformazioni, nella mente della donna prende forma il pensiero di diventare madre e di come potrà, dovrà e riuscirà ad essere nei confronti del figlio e così la donna inizia anche ad immaginare come il bambino sarà, come si comporterà e a chi somiglierà.

Il processo immaginativo ha veramente inizio dopo il terzo mese, quando si hanno più certezze riguardo all’andamento della gravidanza, in quanto i primi mesi solitamente vengono dedicati alla presa di coscienza del cambiamento in atto nel corpo della donna, nella vita della coppia e soprattutto al benessere fisico del feto.

Immaginare un figlio  durante la gravidanza

Entrambi i genitori cominciano ad immaginarlo sia fisicamente che caratterialmente attribuendo piccole aspettative al bambino, ad esempio sperando che abbia gli occhi della mamma, il carattere del papà, la dolcezza dei nonni e tanto altro. Si iniziano a costruire prime fantasie basate sull’esperienza personale e familiare vissuta ma anche basate sul condizionamento sociale e culturale che appartiene ad ogni persona. Tutti questi pensieri che cominciano a prendere forma nella mente sia della donna che dell’uomo sono del tutto normali e comprensibili e fanno parte del processo di accoglimento del bambino in arrivo, della costruzione dell’identità genitoriale e rispecchia l’amore che è già nato verso il piccolo ancora in grembo. Il bambino immaginario prende sempre più forma, anche grazie alle ecografie che vengono eseguite, soprattutto il riuscire a vedere la colonna vertebrale, quel suono del cuore che batte scatena emozioni diverse ogni volta che lo si ascolta e ogni volta che si muove.

Dal quarto all’ottavo mese le future mamme solitamente danno libero sfogo alle fantasie, cominciando a parlare con il proprio bambino, comportamento oltretutto assai opportuno per cominciare a creare con lui un filo diretto. Facendogli ascoltare la stessa canzone, leggendogli sempre la stessa favola, lui saprà darvi segnale di riconoscerle non appena sarà tra le vostre braccia a riascoltarle. Non proprio la stessa cosa, ma accade anche per i futuri papà. Creare un legame con il proprio bambino lo porterà a crearsi nella mente un’immagine di bambino immaginario legato anche ai racconti e alle emozioni che la compagna sente portando il bambino in grembo. Ritagliarsi ogni giorno un po’ di tempo per cominciare un “dialogo” a tre è una buona abitudine per quando il bambino farà realmente parte della triade familiare.

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Ci sono tante tipologie di bambini immaginari originati dai pensieri delle future mamme, per fare qualche breve esempio:

  • alcune sognano un bambino che le appaghi con un amore incondizionato;
  • altre vedono nel nuovo arrivato un sostituto di qualche figura significativa venuta a mancare;
  • madri depresse utilizzano il figlio per sentirsi coinvolte nella vita;
  • altre fantasticano pensando che la nascita del bambino renderà indissolubile il matrimonio.

Il “pericolo” del bimbo perfetto

Spesso capita che questa attività immaginativa venga anche rafforzata dall’immagine del bambino perfetto che i media identificano come bambini paffuti e bellissimi, precoci nel camminare, nel fare le prime lallazioni e super intelligenti. Tali fantasie, se non contenute, possono creare problemi al bambino reale in quanto non in grado di sostenere il ruolo troppo pesante che gli è stato attribuito. La formazione di fantasie riguardo al ruolo e al futuro del bambino sono indispensabili per portare a compimento la fase preparatoria dello sviluppo dell’identità materna, ma è indispensabile che la futura madre non dimentichi un lavoro mentale volto a riconoscere e valorizzare le reali potenzialità e inclinazioni del bimbo.

L’importante è non rimanere preda del mito della perfezione perché il confronto con la realtà potrebbe creare grosse delusioni. Di norma infatti la futura mamma, tra l’ottavo e il nono mese, invece che continuare ad immaginare il bambino comincia  a demolirne l’immagine fino a che pian piano svanisce. Ciò accade naturalmente per l’istinto di protezione che la madre ha verso il proprio figlio, consapevole del fatto che il bambino immaginario e il bambino reale a breve si incontreranno e non può permettere che ci sia troppa differenza tra i due. Il senso di protezione verso il bambino reale le permetterà di creare un primo legame con lui, non più fatto di aspettative rispetto al suo temperamento e al suo aspetto fisico ma comincerà un vero rapporto di conoscenza tra madre e bambino, tra padre e bambino e tra madre-padre-bambino. Tuttavia, il bambino immaginario non scomparirà mai del tutto.

Facendo riferimento anche a Winnicott che ha scritto

“la madre guarda il bambino che ha in braccio, il bambino guarda la madre in volto e vi si ritrova a patto che la madre guardi davvero quell’ esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”.

bambino immaginario

Il bambino reale va rispettato per quello che è

Si riesce bene a comprendere che ogni bambino nel momento in cui nasce ha bisogno di essere guardato, capito e rispettato per quello che è e non per le aspettative che ci si è creati su di lui. Il bambino deve potersi rispecchiare nella madre sin dal momento della nascita. Se la madre sarà all’altezza di fare ciò il bambino sicuramente potrà crescere con al fianco una madre in grado di rispecchiarlo e che lo aiuterà nel processo di valorizzazione della sua autostima in un clima affettivo e comprensivo per i bisogni di cui necessiterà.

In un contesto di serenità dove il bambino si sente accolto può esprimere liberamente i propri sentimenti, sentirsi libero di essere triste, bisognoso di aiuto, gioioso senza temere di rendere insicura la madre e di essere per questo amato o odiato.

Sarà comunque il parto uno degli ultimi passaggi finali che preparerà la donna alla condizione di madre nel quale compirà un scatto in avanti verso la formazione dell’identità materna e questo avverrà anche se il parto sarà durato un’ora, 6 ore o 2 giorni. L’effetto psicologico più intenso del parto naturale è la sensazione di aver raggiunto un risultato che va a fondersi con vari sensazioni provate come euforia, sollievo, sfinimento, svuotamento e ovviamente mescolati in maniera molto soggettiva. Nel frattempo ci sarà anche il primo vagito del bambino che permetterà alla madre di confrontarsi con un bambino reale, con nuovi ruoli e funzioni da attribuire agli altri ma soprattutto a se stessa e alla sua nuova famiglia cercando di seguire l’istinto materno e lasciarsi guidare dal proprio figlio e dalle proprie esigenze familiari.

Dott.ssa Erika Silighini