Cinque mesi fa una notizia è arrivata come temporale a ciel sereno, stravolgendo la vita della nostra famiglia, certo non sono ne la prima e nemmeno l’ultima che si sente dire “Aspetto un bambino”, il problema è quanto pensi caspita a trentasei anni divento nonna e caspita la mia bambina è troppo piccola.
Sedici anni e incinta, la guardi e pensi ma sarà pronta? Perché non me ne ha parlato? Perché non si è fidata di me quanto le si è rotto il preservativo? Perché non mi ha detto che aveva avuto la sua prima volta?
I “perché” che sono passati nella mia testa sono infiniti e sebbene questa non sia una tragedia perché un bambino che arriva è sempre una gioia e le cose brutte che possono capitarti sono altre, non posso negare che per me e mio marito è stato uno choc, i primi giorni non riuscivamo nemmeno a fare un discorso sensato e gli equilibri di casa nostra si sono adattati alla nuova creatura che arriverà.
Io mi sono sentita in colpa, ho pensato non sono una brava mamma, non ho saputo allertare mia figlia, un po’ per paura di prendere certi discorsi eppure da qualche giorno pensavo di farle fare la sua prima visita dal ginecologo nel caso in cui prima o poi avrebbe deciso che era arrivato il suo momento…. E poi? Boom la notizia dopo poche settimane da questo mio pensiero.
Non è stato tutto rosa e fiori e l’aiuto di una psicologa mi è servito per superare questo primo momento e capire che noi mamme non possiamo essere responsabili a trecentosessanta gradi delle scelte che fanno i nostri figli e soprattutto non possiamo continuare a proteggerli come fossero all’interno di una campana di vetro, ad un certo punto dobbiamo accettare i loro sbagli come qualcosa indipendente da noi e dare loro gli strumenti per crescere liberandoli in volo, io sto cercando di lavorare su questo, perché noi mamme non siamo perfette a possiamo cercare di migliorare crescendo con loro.
Non credevo che sarei arrivata ad oggi con questa sensazione “non vedo l’ora che Camilla arrivi a casa nostra”, eppure è così non vediamo l’ora che arrivi, aspettiamo con ansia quel momento, preparandoci già, con qualche vestitino, riorganizzando gli spazi di casa, piangendo davanti alle ecografie e attendendo con ansia la morfologica della prossima settimana.
Forse vi starete chiedendo come abbiamo affrontato questa cosa?!
Le ho messo davanti le possibilità, ho cercato di farle capire che poteva abortire, e andare avanti per la sua strada e che magari per questo avrebbe sofferto, oppure che avrebbe potuto tenere questo bimbo, ma che la sua vita sarebbe cambiata, nuove responsabilità che avrebbero messo davanti prima il bimbo ad ogni suo piacere personale, ovvio non deve rinunciare a tutto ma si sa passare da figlia a mamma ti cambia e anche se ti arricchisce a sedici anni non è una cosa semplice. Il giorno dopo la notizia eravamo già dal ginecologo di famiglia e lei è stata libera di prendere le sue decisioni, io speravo lo tenesse anche se la mia mente era offuscata da mille paure, mio marito sperava nell’aborto, ma non le abbiamo mai detto nulla, in qualsiasi caso io e mio marito avremmo tifato per lei, l’avremmo sostenuta e mai MAI abbandonata.
Per mia figlia non è stato facile, e piano piano si sta preparando a modo suo. Sapeva che il papà del bimbo l’avrebbe abbandonata se lei lo avesse tenuto e sebbene fosse davvero innamorata ha deciso che avrebbe tenuto questa vita e mi ha detto “se abortisco so che soffrirò per tutta la vita: LO TENGO.”
Nel nostro paese, vocii di gente che conoscono solo le mezze verità ci fa del male, ma noi andiamo avanti con orgoglio.
Certo la scelta per lei è stata piena di dubbi e paure ma ad ogni ecografia la vedo sorridere con le lacrime agli occhi, come in questo momento in cui le leggo questa lettera destinata a voi. E ogni momento di tristezza che accompagna questi suoi giorni spariscono per un po’ tra sorrisi e lucciconi.
Oggi finalmente l’ho vista sorridere e tra me ho pensato “Vorrei che sorridesse sempre cosi”.
Intanto aspettiamo e ci auguriamo che tutto vada bene e che il dolore svanisca con i dolci gridolini di Camilla.