Tutto iniziò il 6 agosto quando la voglia di restare incinta era tanta. Al primo tentativo faccio un test con esito negativo: delusa e arrabbiata ricordo di non aver pranzato ho preso Greta e sono uscita a far la spesa caricandomi buste e la piccola in braccio. Eppure dentro di me ero incinta, ma da paranoica mi dicevo: smettila Terry non sei incinta!
La gravidanza
L’ indomani faccio un nuovo test con una lieve linea chiara, mi sentivo al settimo cielo. Stavo bene non avevo dolori, solo tanta nausea. Il 17 agosto dolori forti alla pancia , vado in bagno e avevo sangue rosso vivo. All’ ospedale di Taormina tramite eco non vedono nulla, ebbene sì nel mio utero non c’era nulla che facesse pensare ad una gravidanza.
Torno a casa arrabbiata perché io ero incinta. Faccio le beta ed erano altissime, ma la ginecologa non si spiegava come mai con quelle beta non c’era nulla.
Torno a casa e di testa mia metto il progesterone. Dopo qualche giorno di nuovo sangue, quando ritorno al pronto soccorso questa volta c’era tutto ma sento dire fra colleghe:”questo impianto su cicatrice non mi piace”. Mi dicono che è una gravidanza che potrebbe fermarsi da sola. Inutile dirvi come stavo.
Mio marito non convinto del mio stato di salute,mi porta da un noto dottore di Catania, un ecografista tra i più bravi in Italia. Quando mi visitò e mi fece ascoltare il battito mi disse che dovevo abortire, in quanto nel mio utero non c’era un bimbo, ma una bomba che stava x scoppiare causandomi la morte. Disperata in lacrime chiamai mia madre dicendo che mi stavano ricoverando.Ero di 8 settimane,volevano fare l’ iniezione intracardica alla mia bambina per farle finire di battere il cuoricino,in quanto la camera si era impiantata sulla cicatrice del vecchio cesareo e non potevano fare nessun raschiamento se non cercare di mandarla via in modo “naturale”. Ho passato due settimane in ospedale, pregando e aggrappandomi con più forza alla fede, io non volevo ucciderla… A costo di perdere la mia vita. Arriva il giorno in cui loro volevano procedere, ma un eco con un dottore che sapeva quanto non volevo farlo, cambia la situazione. Mi dimettono, e questo medico mi dice di rivolgermi a Roma o Palermo.
Intanto in casa inizia la guerra: mio marito voleva divorziare,mia madre diceva che dovevo abortire e io in cuor mio dicevo, questi sono pazzi,tutti pazzi. Tutti contro me.
Chiamo al gemelli a Roma il professore Noia, e spiegando la situazione e inviando l’ ecografie mi indirizza al Civico di Palermo dal professore Cali direttore ecografico europeo a cui devo TUTTO. Mi fissa l’ appuntamento, intanto sono di 10 settimane e qualche giorno. Arrivata da lui mi visita molto turbato, e mi spiega benissimo la mia situazione.
La mia placenta si è posizionata vicino alla cicatrice s sarà una placenta di famiglia accreta: mi spiega che al parto avrei potuto perdere l’ utero, avrei potuto avere bisogno di trasfusioni, e avrei potuto perdere la vita.
Mi ha chiesto cosa volessi fare, che se volevo abortire mi avrebbe ricoverata. Bene guardo mio marito in faccia dicendogli solo: ti prego non sono un mostro, amo questo bimbo, se mi chiedessero di uccidere Greta non lo farei. E dico al professore che voglio tenerlo, di dirmi cosa fare e come trattare questa gravidanza che già mi dava problemi di emorragie e dolori. Mi informa dell’eventuale parto prematuro e tutte le sue annesse conseguenze.
Torno a casa e mi metto a letto, non faccio sforzi, mangio a letto,non faccio docce nulla di nulla. Ennesima emorragia sono di 12 settimane, ennesimo ricovero, mia trovano un ematoma retrocoriale,che cresceva insieme alla mia bambina, da 3 cm arrivo a 15 cm… A 18 settimane torno dal professore, e mi disse che l’ematoma era troppo grande che avrebbe potuto rompere le membrane è così la bimba non ce l’ avrebbe fatta, ma che. se superavo il 15 gennaio quindi le 25 settimane, avrebbe potuto avere un 60% di vita. Torno a casa, e dopo due giorni mi viene un emorragia così grande che allagai il letto è la macchina di mio marito… Ma lei era sempre li, e come per miracolo l’ ematoma era scomparso. Ero felice, avrei potuto superare le 25 settimane, la mia bimba aveva percentuali di sopravvivenza.
Arriva la notte del 20 dicembre, quando un altra emorragia,questa volta di sangue rosso vivo e dolori atroci mi fa perdere tutte le speranze, mi fermo all’Ospedale di Catania per accettarmi che Adele stesse bene,e poi vengo trasferita a Palermo (3 ore di macchina) dal mio professore.
Di lì il lungo ricovero, fatto i ecografie,tracciati,nuove emorragie, cicli farmacologici, tutte le Feste lontano dalla mia famiglia e sopratutto da Greta che non potevo vedere sempre visto i 500Km.
In ospedale mi fanno la risonanza magnetica per accettarsi sulla situazione placentare. Ebbene il referto mi da placenta previa centrale maior accreta e percreta,una placenta che attacca gli organi vitali della mamma. Sapevo il mio destino, ma Adele era il mio obbiettivo.
Il parto
24 gennaio 2015, 28 settimane, iniziano le contrazioni ogni due minuti, e dopo mezz’ora abbondante di forti dolori sento scendere del liquido penso subito al sangue e invece no, erano le acque… Così iniziano a farmi gli antibiotici e organizzare il mio intervento che si svolge in oncologia con un equipe apposita.
Arriva il 27 gennaio, ore 7 mi trasportano e iniziano la preparazione dell anestesia per via epidurale, da lì c’era un medico per ogni cosa, il vascolare mi ferma con dei palloncini le vene principali per evitare un emorragia massiva, inizia il cesareo, ore 11:05 un pianto così delicato mi fa dire Grazie Dio. La portano via,
La pediatra mi dice che se non era intubata me la fanno vedere. È così dopo 10 minuti arriva lei avvolta in un telo azzurro piccolissima, sta su un palmo di mani,un miracolo. Il mio miracolo, che ho difeso da tutto e tutti era lì che piangeva.
Le complicazioni
La portano in Tin, e nel frattempo inizia la seconda parte del intervento, la placenta mi ha mangiato l’ utero e parte di vescica e così fanno un isterectomia e ricostruiscono la vescica. L operazione finisce alle 3…e mi portano in rianimazione, perché ho perso troppo sangue, vengo messa sotto ossigeno e mi fanno tre trasfusioni. Alle 9 ritorno in camera mia, dolori atroci, ma con lei nel cuore.
La notte del 29 mi viene un dolore fortissimo alla gamba sinistra, non riuscivo a muoverla ero paralizzata da quell arto… Il piede nero. Mi dicono di notte sia una piaga e intanto io non riuscivo a muoverla e gridavo dal dolore, la mattina viene informato il professore che controllando capisce che ho un ischemia in corso: trombosi alla femorale è il verdetto. La sala operatoria mia aspettava ma stavolta le possibilità che sarei uscita viva erano pari al 20% e se vivevo lo avrei fatto senza la gamba. Non ho pensato a nulla, la morte mi è passata accanto e io mi sono aggrappata a Dio, non poteva non farmi vedere le mie figlie prima di morire. Esco dalla sala operatoria e mi becco altre due trasfusioni.
Io ci sono, e la mia gamba pure!
Un altro miracolo!
La mia degenza post operatoria è stata lunga, ma finalmente potevo andare a vedere Adele, attaccata a quei macchinari, con a mala pena la forza di respirare da sola. Non potevo toccarla ne tenerla in braccio, 1267,scesa ad 1.100. Piccola ma con una forza immensa.
Io e mio marito alle dimissioni affittiamo casa a Palermo così da poter andare tutti i giorni.Passano 55 giorni, fra alti e bassi, fra buone notizie e cattive notizie. fra pianti e sorrisi di progressi… Quei suoni,quei bip, l’ incubo dei 55 giorni.
Il ritorno a casa
Arriva il 20 marzo e mi dimettono Adele, non potevo crederci dopo 90 giorni tornavo a casa dalla mia famiglia, dalle mie abitudini, tornavo a casa insieme alla mia Adele,non ho mai pensato un minuto di abortire, non ho mai pensato: se sapevo non lo facevo,ho avuto paura,tantissima paura, paura di perderla, paura di non farcela, paura di lasciare Greta senza mamma.
Questa esperienza mi ha cambiata, mi ha reso una donna e mamma migliore, ho conosciuto la vera sofferenza e la vera paura, ho conosciuto tante sfaccettature dell’ amore,il primo quello indissolubile che si prova per un figlio,non ancora nato, il parlarci per ore e ore, cantarci le canzoni, e facendosi compagnia a vicenda in quella stanza d’ ospedale. Ho conosciuto persone magnifiche personale medico che mi ha accompagnato senza lasciarmi mai sola in questa battaglia, ho conosciuto neonatologi pronti a tirarti su quando il pianto si impossessava di te. Ho conosciuto una parte di me che non conoscevo, una forza interiore che non sapevo di aver .. Ho conosciuto il vero amore che mio marito prova per me, ho conosciuto lei, il mio amore grande, l’amore per cui ho lottato una battaglia per averlo, una battaglia da cui ne siamo uscite vincenti io e lei… lei ed io!
Spero che questa testimonianza possa servire a molte donne, chi soffre chi perde la speranza chi pensa di aver fallito e chi sopratutto pensa di non farcela, dico sempre che se non avessi avuto la fede di aggrapparmi alla preghiera non so se avrei vinto questa battaglia, io penso e ne sono sicura di esser stata premiata da Dio… E io non posso che ringraziarlo a vita…
Ora è accanto a me,pesa 2.300 la guardo e dico: Grazie Dio grazie,ogni attimo per il dono che mi hai concesso.
Teresa&Adele 2 mesi e 3 giorni d amore inspiegabile.
