Exit (ex utero intrapartum treatment) è una nuova tecnica di chirurgia prenatale che si pratica la momento del parto per dare al neonato quella possibilità di vita di vita che senza l’intervento non avrebbe..Il primo centro Exit in Italia nasce della collaborazione tra il Policlinico Agostino Gemelli e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Exit si applica al momento del parto cesareo che viene programmato dopo che ecografie precedenti, in particolare la morfologica che si effettua tra la 20° e la 22° settimana di gravidanza, hanno messo in eviddenza anomalie fetali gravi. I genere si tratta di lesioni toraciche estese, lesioni polmonari complesse, cardiopatie o tumori.
Di solito ‘intervento si effettua tra la 32° e la 34° settimana di gestazione. Con il taglio cesareo il bambino viene estratto solo per un terzo e il resto del copro rimane in utero. La mamma è anestetizzata completamente e profondamente in modo che l’utero sia rilassato. Il bambino rimane ossigenato attraverso il cordone ombelicale e i medici possono procedere con l’intervento.
E così che all ’ospedale Bambino Gesù sono stati salvati due bambini che a breve potranno lasciare l’ospedale, e che ora potranno crescere in salute.
Non è un intervento libero da complicazioni che, se sorgono, possono essere gravi. Una complicazione è rappresentata dalle contrazioni uterine, o da emorragie che possono richiedere un’isterectomia o mettere in pericolo la vita della madre. In questo caso si interrompe la procedura Exit e si torna a quella standard tentando il possibile per il bambino.
Ovviamente ogni intervento complicato porta con sé dei rischi che però, in questi casi , credo valga la pena di correre.