Il Fertility Day previsto per il 22 settembre 2016 è diventato un caso nazionale. In 10 anni che gestisco questo sito il tema fertilità non è mai stato così dibattuto.
E’ stato sconcertante vedere sui social gli slogan con cui hanno pensato di promuovere questa giornata. Da quali menti sono uscite? E soprattutto cosa pensavano al Ministero quando hanno approvato questa campagna di comunicazione?

Ho trovato questo approccio estremamente superficiale e insensibile ed è questo è ciò che contesto. Potresti avere in mente il più interessante programma del mondo ma se lo presenti male e in modo fuorviante puoi solo che fallire.
Proviamo a tralasciare per un attimo il messaggio che traspare da questa campagna che è : “donna muoviti e fai figli a prescindere indipendentemente da quali siano le tue volontà e necessità“.
Dimentichiamolo proprio e cerchiamo di fare luce su altro.
Il Fertility Day pone le basi su questi 5 punti
- Informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio
- Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale
- Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente.
- Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione.
- Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”.
Le troviamo scritte in 137 pagine di un documento che andava presentato per primo e al posto di quelle stupide immagini che probabilmente volevano suscitare scalpore e discussione ma che si sono rivelate una mazzata sui piedi.
Leggi il Piano Nazionale per la Fertilità
E’ indubbio che l’Italia sta diventando un paese di vecchi e per vecchi. Un paese che invecchia è destinato a fallire economicamente e socialmente. Purtroppo ci troviamo sulla buona strada. La natalità ha raggiunto i minimi storici e non accenna a risalire. Per un po’ ci hanno provato gli immigrati ma si stanno ridimensionando pure loro.
Le motivazioni sono tante: economiche, sanitarie, culturali e sociali.
Se una donna degli anni 50 aveva come obiettivo quello di sposarsi e fare figli, la donna del 2000 ha fortunatamente altri interessi e stimoli per la testa. Vuole realizzarsi lavorativamente, vuole fare esperienza, viaggiare e soprattutto vuole essere libera di scegliere cosa è meglio per lei e per la sua famiglia. E per libertà di scegliere intendo anche quella di non avere figli. Ognuno ha il sacrosanto diritto di decidere quello che vuole fare della propria vita.
La stabilità economica se una volta si raggiungeva a 25 anni adesso forse la si raggiunge a 40. E raramente si fanno figli prima di esser sicuri di poterli mantenere e gestire. Questa si chiama responsabilità.
E’ vero che la fertilità femminile ha la data di scadenza. La nostra a fertilità cala dopo i 36 e drasticamente dai 40 anni in su.
Di questo sicuramente le donne devono esserne consapevoli ma la consapevolezza non è sufficiente per potersi in qualche modo “programmare”. Purtroppo la stabilità economica non dipende solo da noi. Come non possiamo decidere a priori quando incontreremo la persona giusta con cui scegliere di avere un bambino.
L’Italia ha tra i più alti tassi di disoccupazione giovanile e ne sono particolarmente colpite le donne le quali , se hanno la fortuna di lavorare, si sentono poco o nulla tutelate in caso di gravidanza.
Lo Stato attualmente non garantisce le condizioni migliori affinché una donna che desidera diventare madre possa farlo con la naturale serenità.
Quindi prima di dire alla donna di fare figli mi sarei aspettata un avvio di politiche sociali e di sostegno alla genitorialità. Nel documento si legge che questi elementi sono imprescindibili ma forse non hanno capito che questi interventi hanno risultati che si vedranno nel lungo termine e andavano messi in pratica molto tempo fa. Adesso potrebbe essere troppo tardi.
Meglio tardi che mai? Non lo so… Ciò che mi preoccupano sono le modalità con cui possono essere messe all’attivo delle buone idee di sensibilizzazione su tematiche che riguardano l’educazione in ambito sessuale e riproduttivo, la formazione degli operatori …
Trovo importante la scelta di valorizzare i Consultori come primo anello e filtro nella catena assistenziale delle patologie riproduttive. Questo andrà a colmare una enorme lacuna se sarà fatto nel modo giusto. Sono quotidiane le testimonianze che leggo su questo sito che riportano esempi di incomunicabilità tra paziente e medico, di donne che si sentono cavie da esperimento quando un figlio non arriva o semplicemente un numero da catalogare nelle statistiche.
Basterà il buon proposito del Fertility Day per cambiare l’approccio educativo alla sessualità ma anche la mentalità di una classe medica e di un tessuto sanitario che non è stato in grado di questi anni di approcciarsi alla donna e alla coppia tutelandoli nel loro percorso di genitorialità?
Basterà il Fertility Day per far evitare i licenziamenti post maternità o il mobbing?
E a questo punto va bene per lo Stato che ci si affidi alla procreazione assistita all’estero pur di fare un figlio bypassando le leggi italiane?
Ho come l’impressione che serva una rivoluzione. La domanda è: siamo davvero disposti a diventarne parte attiva?