Dopo aver liberato l’ovulo, il follicolo ancora sotto l’azione dell’ormone LH diventa una piccola cisti chiamata corpo luteo.
Il corpo luteo ha il compito di produrre il progesterone che a sua volta ha 3 importantissime funzioni:
- rendere più spesso l’endometrio sviluppando strutture ghiandolari evasi sanguigni che potranno fornire il nutrimenti necessario all’embrione
- inibire la produzione di FSH e LH
- innalzare la temperatura basale di mezzo grado per riscaldare l’utero e renderlo più accogliente per l’ovulo fecondato.

Disturbi della fase luteale
I orincipali problemi legati alla fase luteale sono tre e rappresentano una conseguenza di problematiche legate all’ovulazione.Vengono indicati genericamente come deficit della fase lutenica/luteale o anche deficit del corpo luteo e derivano da uno squilibrio ormonale e che genera difficoltà di concepimento:
- La fase luteale è troppo corta. Questo significa che l’endometrio inizia a sfaldarsi prima che la cellula uovo fecondata abbia avuto la possibilità di annidarsi. Questa condizione si può diagnosticare anche monitorando i cicli con i grafici della temperatura basale. Fasi luteali inferiori a 10 giorni rappresentano un problema serio, ma per alcune donne anche lunghezze di 10-11 giorni possono essere considerate inferiori alla normalità.
- La fase luteale sembra avere una lunghezza normale ma il valore del progesterone non è ottimale per creare un ambiente uterino ideale per l’impianto dell’embrione
- la fale luteale sembra normale ma i valori del progesterone calano drasticamente dopo circa una settimana dall’ovulazione, spesso causando spotting premestruale. Anche in questo caso i livelli di progesterone non sono sufficienti per creare l’ambiente uterino ideale per l’impianto.
Il risultato è sempre lo stesso: la fecondazione può anche avvenire ma l’embrione non trova un ambiente adatto in cui impiantarsi.
Cause e diagnosi
Le cause sono spesso riferibile a squilibri ormonali.
La diagnosi si può fare nei cicli spontanei in assenza di concepimento, attraverso due modalità: la biopsia endometriale, da effettuare 11-13 giorni dopo l’ovulazione e il dosaggio del progesterone plasmatico. Quest’ultimo metodo, sicuramente meno invasivo, è quello più diffuso.
Per escludere falsi positivi è meglio effettuare il prelievo in due o tre cicli successivi.
Le terapie attuali prevedono la somministrazione di progesterone nella seconda metà del ciclo.
Il momento giusto per il prelievo del progesterone
Uno degli errori frequenti durante la diagnosi di problemi della fase luteale, è quello di eseguire il dosaggio del progesterone dal giorno 21 PM (post mestruaizoni) o di eseguire la biopsia endometriale al giorno 26 pm, indipendentemente quindi da quando la donna ha effettivamente ovulato.
Idealmente il prelievo andrebbe fatto più volte: al giorno del picco di LH, al giorno 3 PO (post ovulazione) al giorno 5 PO, al giorno 7 PO e al giorno 9 PO.
La cosa importante quando si eseguono questi prelievi è proprio sapere con precisione quando è avvenuta l’ovulazione, per fare l’esame nei giorni corretti. Il modo per conoscerlo con precisione è monitorando il ciclo mestruale con la temperatura basale (oppure facendo e ecografie mirate).
Solitamente alle donne viene prescritto un solo prelievo a 6-8 giorni dall’ovulazione. Se si vuole andare a fondo del problema è necessario farsi prescrivere più prelievi .
Se i valori del progesterone sono bassi
Se è stato diagnosticato un deficit della fase luteale, ci sono alcuni strade da percorrere prima di affidarsi ai rimedi classici (clomid + progesterone o iniezioni di gonadotropine).
Sarebbe infatti opportuno procedere anche con il dosaggio della prolattina. Valori alti di prolattina possono causare fasi luteali brevi.
Marilyn Shannon, autrice di Fertility Cycles and Nutrition, suggerisce la supplementazione di Vitamina B6 (dai 100 agli 800mg di Vitamina B). Prima di procedere con qusta supplementazione è sempre importante parlarne con il medico in quanto la Vitamina B6 può risultare tossica ad alti dosaggi.