Mamma, le mie foto no!

A casa ho un album di fotografie scattate dai miei genitori quando ero piccolo. E’ un album un po’ malandando degli anni ’70 con dentro qualche decina di foto vere, quelle stampate su carta ed incollate alla meno peggio sulle pagine del librone.

Sono ancora in buono stato pur avendo più di 40 anni.

Ce ne sono di molto buffe: mentre faccio il bagnetto, vestito con abitini che mi fanno sembrare un tirolese (ma fotografato in centro città); in alcune sembro un maialino in costume da bagno da quanto cicciotto ero.

Ce ne sono altre dove sono più grandicello, direi otto o dieci anni, dove faccio qualche espressione stupidina come si divertono a fare tutti i bambini di quell’età o dove mi hanno immortalato (apposta) mentre sono disperato per chissà quale motivo (si sono dimenticati di mettere una didascalia).

Sono foto che faccio vedere volentieri a chiunque. Ma se invece di aver superato i 40 avessi ancora 14 anni? Cosa penserei di quelle foto? Le metterei, tutte, in bella vista su qualche social?

No, decisamente non lo farei. Quelle carine forse sì, ma non tutte. Non di sicuro quelle con il culetto al vento perché mi hanno fotografato in spiaggia senza costume o quelle dove faccio una faccia sciocca e a pallone perché troppo vicino alla fotocamera.

Cavolo, le vedrebbero i miei amici! Quelli per i quali sto attento ad avere la maglia del colore giusto o i pantaloni con il risvolto dell’altezza alla moda! Sai che storia? Inizierebbero a condividerle tra di loro per divertirsi, se va bene. Se va male inizierebbero a prendermi in giro.

Se va peggio, inizierebbero a fare dei collage o dei fotomontaggi: vergogna totale! Ogni volta che entrerei in classe sarei preso dall’ansia di qualche nuova trovata artistica con la mia faccia al centro (se va bene e non mettono qualche altra parte del mio corpo).

No, decisamente le foto mie, devono restare mie!

foto dei figli

I genitori in questa storia

Questa breve storiella non è dedicata ai ragazzi che utilizzano i social, è dedicata ai loro genitori.

La passione e l’amore che si hanno per i propri figli da sempre provocano il desiderio di immortalare i momenti della loro vita con una foto o un video.

Ed è una cosa bellissima.

Ma tutte quelle foto e video hanno un impatto diverso su chi le guarda a seconda che siano viste da un genitore, un nonno, il figlio stesso ad una certa età o persone esterne alla famiglia.

E non per tutti sono belle e simpatiche. Possono viceversa essere motivo di vergogna e di imbarazzo nel naturale passaggio da bambino ad adolescente ad adulto.

I ragazzini conoscono molto bene questi sentimenti e fanno l’impossibile per non ritrovarsi in quelle condizioni, così come alcuni fanno l’impossibile per mettere i loro coetanei in situazioni di imbarazzo e vergogna fino ad arrivare a forme di emarginazione.

La condivisione delle foto dei vostri figli sui social aumenta questi rischi, perché voi genitori ignorate due cose fondamentali:

  • non sapete chi può vedere ed appropriarsi di quelle foto
  • non sapete se la foto che a voi sembra simpatica sia invece “scandalosa” per vostro figlio (se non adesso, magari fra qualche anno)

Seguendo per lavoro diverse pagine sui social, ogni giorno si viene in contatto con persone che non si conoscono, che non hanno alcuna relazione di amicizia virtuale con me.

Eppure, visitando il loro profilo, la maggior parte hanno tutte le foto pubbliche: loro, dei loro amici, dei loro figli.

Il bulletto

Immaginatevi un bulletto che possa metterci le mani sopra, non oggi che il bambino ha 8 anni, ma tra qualche tempo quando sarà alle medie o alle superiori. E quelle foto saranno là, probabilmente dimenticate, perché nessuno di voi le andrà a cancellare.

Quando uscite di casa lasciate la porta aperta? No. Le foto condivise, certe tipologie di foto, sono una porta aperta. Un mondo senza ladri sarebbe bello, ma non c’è.

Io ho il controllo!

Controllare la diffusione di quanto condividete è molto difficile. E’ difficile anche per persone esperte e rimediare ad un danno è lungo e difficoltoso e, come per una ferita, la cicatrice in ogni caso rimane.

Questo non significa che sia necessario “cancellare Facebook” (domanda: ne sareste capaci in tutti i sensi?), ma di accendere il cervello e chiedersi se quanto condiviso possa oggi o domani creare dei problemi.

Condivisone: un momento eterno

Purtroppo mentre la condivisione è una azione del momento di cui poi ci si dimentica (le notizie scorrono nelle bacheche e poi sembrano scomparire), quello che viene condiviso rimane per sempre, finché non lo cancellate (ammesso che qualcuno non ne abbia una copia).

E’ meglio eliminare il problema del controllo pubblicando una foto in meno o diventare esperti di privacy in rete?