Nuova scoperta per combattere l’infertilità: il ruolo dei macrofagi M2

I ricercatori dell’Università di Adelaide hanno scoperto in laboratorio, da studi sui topi,  un meccanismo fondamentale che potrebbe dare nuovi sbocchi per la cura di alcuni problemi di fertilità senza dover passare per la fecondazione assistita e quindi con un risparmio non da poco.

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La Prof.ssa Sarah Robertson ricercatrice e responsabile del progetto, assieme al suo team di scienziati, ha scoperto che  le cellule immunitarie conosciute come macrofagi M2 sono fondamentali per la fertilità perché promuovono la produzione di progesterone – ormone che come sappiamo bene è fondamentale per l’impianto dell’embrione e l’inizio della gravidanza.

Si tratta di un enorme passo in avanti in quanto prospetta nuove tecniche e modalità di trattamento dei problemi di fertilità.

Si sa già da studi precedenti, che  i macrofagi sono sono presenti numerosi nei tessuti riproduttivi ma questa è la prima volta che la loro presenza sembra essere necessaria per  l’instaurarsi e il proseguo della gravidanza.

Una coppia su sei ha problemi di fertilità e in genere in circa metà delle coppie non  è possibile stabilire la causa dell’infertilità. Avere la possibilità di valutare anche l’aspetto dei macrofagi M2 potrebbe migliorare la fertilità con tecniche e cure che non prevedano necessariamente la fecondazione in vitro. 

Sarebbe una buona notizia anche per altri aspetti sia economici, perché evitare la fecondazione implica una diminuzione dei costi, m anche per la donna che subirebbe trattamenti decisamente meno complicati e pesanti.

Questa nuova scoperta insomma potrebbe aiutare a capire  da dove originano i problemi di fertilità in donne in cui apparentemente tutto sembra a posto.

I macrofagi M2 sono implicati nell’organizzare un rapido sviluppo delle reti di vasi sanguigni nelle ovaie, quindi nella vascolarizzazione del copro luteo,  in modo che si possa poi produrre abbastanza progesterone per sostenere la gravidanza. Un numero insufficiente di macrofagi M2 influenzano la produzione di progesterone,  di conseguenza può impedire l’impianto di un embrione o causare un impianto errato che poi porta all’aborto spontaneo.

I ricercatori infatti hanno dimostrato che la rimozione di macrofagi durante i primi giorni di gravidanza causa una insufficiente produzione di progesterone che porta alla distruzione della fitta rete capillare che è essenziale per il sostentamento e il sostegno della maturazione del corpo luteo.

Questo ruolo cardine dei macrofagi  fornisce nuovi indizi sulla biologia del corpo luteo e rivela come gli stessi siano un fattore limitante potenzialmente critico che contribuisce alla disfunzione luteale implicata in alcune forme di infertilità. Se un ruolo simile è confermato nelle donne,  i macrofagi possono diventare un nuovo bersaglio per un intervento terapeutico ottimale per promuovere la funzione ovarica.

Fattori esterni come lo stress, l’obesità le infezioni, possono contribuire a determinare una risposta infiammatoria che colpisce la funzione dei macrofagi M2 nelle donne con conseguenze sulla fertilità.

Pertanto i tre fattori sopra citati vanno combattuti per favorire la fertilità.

Ritorna di nuovo anche qui l’importanza di uno stile di vita sano e di una alimentazione corretta che non ci stanchiamo mai di sottolineare su periodofertile.it.

Per approfondimenti e bibliografia, lo studio lo trovate pubblicato su Journal of Clinical Investigation.