Attualmente, un bambino su 5 soffre di asma o di un disturbo correlato ancora prima dell’età scolare.
L’asma è una malattia infiammatoria che causa ostruzione alle vie aeree inferiori. Vi è anche un’alterazione della lunghezza delle fibrocellule muscolari lisce che va a ridurre l’elasticità polmonare.
Di conseguenza tutto il meccanismo della respirazione diventa macchinoso e difficile e chi ne soffre è soggetto a crisi respiratorie che possono richiedere lunghe ospedalizzazioni.
Secondo un nuovo studio pubblicato sull’autorevole rivista New England Journal of Medicine, l‘assunzione di alcuni integratori di omega-3 durante la gravidanza può ridurre di quasi un terzo il rischio di asma infantile.
Precisamente, le donne che hanno assunto 2,4 grammi di omega-3 a catena lunga durante il terzo trimestre di gravidanza hanno ridotto il rischio di asma nei propri figli del 31 per cento. Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, includono l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’ acido docosaesaenoico (DHA) e si trovano nei pesci di acqua fredda.
Quest studio dimostrerebbe il legame tra le proprietà anti-infiammatorie degli acidi grassi omega-3 a catena lunga , il basso apporto di omega-3 nelle diete occidentali e il numero crescente di bambini che soffrono di asma.

Per misurare i livelli di EPA e DHA nel sangue delle donne in gravidanza, lo studio ha utilizzato rapide tecniche analitiche sviluppate ed eseguite presso l’Università di Waterloo.L’Università di Waterloo ha uno dei pochi laboratori al mondo attrezzati per eseguire tali prove in modo preciso ma anche economicamente efficiente.
Il test ha rivelato che le donne con bassi livelli ematici di EPA e DHA all’inizio dello studio, hanno beneficiato il massimo dall’assunzione degli integratori. Per queste donne, gli omega 3 hanno ridotto il rischio sviluppare asma nei loro figli del 54 per cento.
Sarebbe quindi molto importante identificare le donne carenti di EPA e DHA per fornire loro gli integratori come prima linea di difesa per prevenire l’asma infantile.
I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di 695 donne danesi a 24 settimane di gravidanza e una settimana dopo il parto. Hanno poi monitorato lo stato di salute di ogni bambino partecipante per cinque anni, che è l’età in cui i sintomi dell’asma possono essere clinicamente stabiliti.
L’asma e disturbi associati sono più che raddoppiati nei paesi occidentali negli ultimi decenni. Grazie a questa scoperta abbiamo la possibilità di prevenire una patologia importante in modo tutto sommato indolore con l’assunzione di integratori pensati appositamente per le donne in gravidanza.
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