La prima volta che ho scoperto di aspettare un bambino è stata 10 anni fa più o meno in questi giorni. Eravamo alle stelle come tutte le coppie che vedono realizzarsi un loro sogno desiderato da tempo. La prima ecografia era andata bene e tutto procedeva nella norma. Stavo benissimo a parte qualche nausea.Poi a 9 settimane noto alcune perdite, corro in ospedale spaventata, e poco dopo la frase “ mi spiace non c’è più battito” mi ha letteralmente piegato le gambe.
Perché non me l’aspettavo, perché nella mia testa non avrebbe mai dovuto succedere. Mi sono sentita sola nel mio dolore, e non compresa da chi mi diceva “Cosa vuoi che sia, eri sono all’inizio”…
Ed è da quel periodo che è nata l’idea di creare un punto di condivisione in rete. Per dare informazioni e per condividere le esperienze positive o negative che siano. Perché è bello sapere che qualcuno ci può capire, perché è bello sapere che non si è soli, e perché dopo la tempesta può tornare il sole.
Dare informazioni sulla fertilità, sulla gravidanza, su come prevenire alcune problematiche, e informare le donne che alcune condizioni si possono prevenire, che si possono diagnosticare e correggere in molti casi quelle problematiche che non permettono il proseguo di un gravidanza, credo sia di fondamentale importanza.
Quasi un terzo delle gravidanze si conclude con un aborto nelle prime 12 settimane. E nella maggior parte sono dovute a casuali mutazioni a livello cromosomico che non sono compatibili con la vita.
Se gli aborti però dovessero essere ricorrenti è bene fare alcuni accertamenti per la poliabortività, per scoprire se ci sono cause scatenanti, ed evitare quindi che si ripetano.
Gli accertamenti sono fondamentali anche in caso di Mef (Morte endouterina fetale). Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta , fondatore e presidente di CiaoLapoOnlus ci ricorda che “Gli studi fatti suggeriscono che valutando attentamente ogni singolo caso di morte endouterina si potrebbero individuare le cause nel 70% dei casi e quindi prevenire altre morti nelle gravidanze successive”
1 su 250/300 bambini muore nell’ultimo trimestre di gravidanza o nei primi giorni di vita. Questo significa che in Italia bel 2500 famiglie ogni anno subiscono un lutto perinatale. E’ successo anche qui tra le mamme di PF, e ogni volta tutte noi ci siamo strette fortemente e attorno a queste mamme speciali. Nonostante ciò avverto comunque un forte timore quando si affrontano argomenti così toccanti. Quasi a voler scacciare un’ ombra che infastidisce. Certo, può essere una reazione normale ed istintiva, ma è solo parlandone che si può diffondere consapevolezza e in alcuni casi prevenzione.
Il lutto perinatale
Si parla sempre troppo poco di lutto perinatale, e tutto quello che è stato fatto in Italia negli ultimi anni lo dobbiamo all’iniziativa della dott. ssa Claudia Ravaldi che ha dato vita all’associazione CiaoLapoOnlus.
Il lavoro instancabile di questa associazione e dei suoi volontari, ha permesso di ridurre quell’isolamento e quel senso di solitudine che circondano i genitori “speciali” che hanno appena perso un bambino, accompagnandoli nel percorso del lutto. Il loro lavoro di sensibilizzazione li ha portati nei reparti di Ostetricia e TIN di tantissimi ospedali italiani formando il personale medico e paramedico su come gestire nel migliore dei modi i casi di morte perinatale che si verificano, nel pieno rispetto dei sentimenti dei genitori in lutto.
Tutte le attività e le informazioni le trovate sul sito www.ciaolapo.it che presenta anche un forum dove poter condividere esperienze ed emozioni.
Il 15 ottobre è la giornata mondiale del ricordo e della prevenzione. Ma in tutto il mese di ottobre sono vive tantissime iniziative.
Vi rimando al sito Babyloss.it nato dalla collaborazione di CiaoLapoOnlus e ISA (International Stillbirth Alliance) per l’elenco delle attività in programma in varie località d’Italia.
