Siete delle grandi mangiatrici di patate? Dal purè alle patatine fritte? Se cercate un bambino forse è il caso di moderare!
Lo consigliano gli autori di uno studio americano dopo aver analizzato i dati provenienti da 15000 donne che hanno partecipato al Nurses’ Health Study II dal 1991 al 2001.
I ricercatori hanno monitorato il consumo di patate e altri alimenti ogni quattro anni. Durante i 10 anni si sono avute 21.693 gravidanze tra le donne partecipanti e tra queste si sono verificati 854 casi di diabete gestazionale. Tutte queste donne non non avevano avuto il diabete o altre malattie croniche prima della gravidanza.
Si è scoperto che una dieta con un elevato consumo di patate prima della gravidanza era legata a un maggior rischio di sviluppare il diabete durante la gestazione.
Il diabete gestazionale – una forma di diabete che si sviluppa durante la gravidanza – può influenzare la salute sia della mamma in attesa che del suo bambino. Si stima che il diabete gestazionale faccia capolino nel 4-8% delle gravidanze
Precedenti studi avevano collegato i cibi con un alto indice glicemico (una misura dell’impatto dell’alimento sui livelli di zucchero nel sangue), a un maggiore rischio di diabete gestazionale e diabete di tipo 2. Per tale motivo i ricercatori si sono chiesti cosa sarebbe utile raccomandare alle donne che cercano un bambino.

Si è visto nello studio che quando due porzioni alla settimana di patate venivano sostituite a favore di altre verdure come i legumi o i cereali integrali, le donne avevano un rischio del 9-12% più basso di sviluppare il diabete durante la gravidanza.
Più precisamente se al posto di due porzioni a settimane di patate si mangiano :
- altre verdure: il rischio di incorrere nel diabete gestazionle cala del 9%
- legumi: il rischio di incorrere nel diabete gestazionle cala del 10%
- alimenti integrali: il rischio di incorrere nel diabete gestazionle cala del 12%
I ricercatori inoltre raccomandano di sostituire le patate con verdure a foglia verde. Hanno infatti meno amido, meno carboidrati, ma sono ricche di fibre, di vitamine e sali minerali. Per quanto riguarda i cereali integrali il loro vantaggio è di avere un basso indice glicemico e livelli più alti di sostanze nutritive salutari, minerali e micronutrienti.
In pratica si ricade sempre nel consigliare la dieta mediterranea che sappiamo bene quanto porti benefici in termini di perdita di peso e insulino-resistenza.
Come sostituire il purè o le patatine?
Con il cavolfiore che ha un basso indice glicemico. Il cavolfiore si può gestire allo stesso modo, si lessa, si schiaccia e si può condire con un po’ di sale e burro.
Le patatine sono un po’ più difficili da sostituire. Si possono sostituire con quelle di quinoa che hanno un po’ più fibre e un indice glicemico più basso delle patatine tradizionali.
Quante patate è meglio mangiare a settimana?
Le donne che cercano una gravidanza pertanto dovrebbero limitare le patate a una porzione a settimana.
Le patate non contengono chissà quali principi nutritivi utili. Contiene un po’ di vitamina C, una piccola quantità di fibra alimentare e potassio.Il consumo moderato è accettabile. dagli studi emerge che se si consuma una porzione a settimana va ancora bene, ma se si consumano due o più porzioni, c’è un aumentato rischio di diabete gestazionale.
Limiti dello studio
I limiti dello studio in questione comprendono:
- la mancanza di diversità (il 90 per cento delle partecipanti erano infermiere, bianche in buona salute)
- Dieta e diagnosi del diabete erano auto-riferite, e la gravità del diabete era sconosciuta.
Tale ricerca non dimostra che il consumo di patate porta direttamente e sicuramente al diabete. Sono necessarie altre ricerche sull’argomento.
Ciò che è certo è che variare l’alimentazione aiuta e sostituire le patate con altre verdure tutela la salute della donne e quindi anche quella del bambino che porterà in grembo
Fonte:
Wei Bao, Deirdre K Tobias, Frank B Hu, Jorge E Chavarro, Cuilin Zhang, Pre-pregnancy potato consumption and risk of gestational diabetes mellitus: prospective cohort study BMJ 2016;352