Si sta decidendo in queste ore il futuro di tante coppie sterili che non possono avere figli se non grazie a gameti donati . La contestatissima legge 40 del 2004 infatti vieta in Italia tale pratica e per questo molte coppie si rivolgono a centri di procreazione assistita esteri. Oggi 22 maggio 2012 i Giudici della Corte Costituzionale stanno decidendo se dichiarare o meno incostituzionale il divieto imposto dalla legge in vigore.
La necessitò di una decisione arriva da ordinanze di tre tribunali per il ricorso di tre coppie sterili che si ritengono discriminate dal comma 3 dell’articolo 4 della legge 40. Le tre ordinanze risalgono al 2010 e al 2011 e riguardano tre coppie con problemi diversi. La prima in cui l’uomo soffre di sterilità per terapie subite in adolescenza, la seconda in cui la donna soffre di menopausa precosc e la terza in cui l’uomo è affetto da sterilità totale e irreversibile.
Se verrà abilito il divieto e le migliaia di coppie (4000 nel 2011) che ogni anno si rivolgono all’estero per una procreazione assisita eterologa, potranno affrontarla in Italia.
Non sarebbe a rischio quindi l’intera legge come invece ritiene il rappresentante dello Stato, l’avvocato Gabriella Palmieri.
Il divieto a ricorrere all’eterologa è sempre stato difeso da centrodestra e Chiesa ma siamo l’unico Paese europeo a vietarla. Ricordiamo infatti che la corte europea di Strasburgo ha dichiarato che il divieto della Legge 40 viola l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E questo va a netto sostegno di tutti i ricorsi che sono al vaglio della Corte Costituzionale.
Questione di ore e forse per molte coppie si riapre la speranza di poter ricorrere a questa tecnica.
Aggiornamento
dopo ore di attesa alla fine la Corte Costituzionale, ha restituito gli atti ai Tribunali che l’avevano chiamata in causa chiedendo loro di considerare la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo pronunciata il 3 novembre 2011,nella quale si decretava legittimo vietare la fecondazione eterologa nei paesi comunitari.
Fonte: repubblica.it
