Preservare la fertilità di una donna dopo una diagnosi di tumore

Una diagnosi di cancro  arriva come una maledetta doccia fredda dalla quale non riesci a riscaldarti. La paura ti sovrasta e ti lascia senza fiato,  ma al contempo ti scatta una molla internamente che ti spinge a salire la china e combattere per te e per quelli che ti vivono attorno.

Spesso però durante le prime  visite mediche, i  test diagnostici, e la programmazione  del trattamento,  tutto ciò che concerne la conservazione della fertilità e le opzioni per valutare la possibilità di diventare madri dopo il cancro, possono essere trascurate.

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Tutte le donne in età fertile che si trovano a dover lottare contro il cancro dovrebbero essere preventivamente informate sulle varie opzioni e sulle conseguenze che  ad esempio un trattamento di chemioterapia può comportare.

Molte delle chemioterapie che vengono impiegate per curare il cancro al seno possono intaccare  la fertilità. Quanto più una donna è vicina alla sua età naturale di menopausa, più è probabile che andrà incontro alla menopausa dopo il trattamento.Ad esempio a 40 anni, una donna ha il 50-60% di probabilità di andare in menopausa permanente dopo il trattamento con la maggior parte delle chemioterapie che abitualmente si utilizzano per il trattamento del cancro al seno.

Una donna in età fertile dovrebbe sempre essere informata sull’esistenza di alcune valide opzioni per diventare madri dopo le terapie:

1) Congelamento degli ovociti e/o degli embrioni. Il modo più efficace per preservare la fertilità è di congelaregli ovociti o gli embrioni per un uso futuro. E’ una scelta molto personale che può essere influenzata dal tipo di relazione che si vive, dal proprio credo personale o religioso. L’iter richiede  la stimolazione con alcuni farmaci per fare in modo che le ovaie producano molti follicoli che poi vengono rimossi attraverso un piccolo intervento ambulatoriale.  Possono essere congelati semplicemente gli ovociti, oppure possono essere  fatti fecondare in vitro per ottenere degli embrioni che a loro volta vengono congelati. Questo processo può richiedere dalle 2 alle 6  settimane.

2) Congelamento del tessuto ovarico: si tratta di una tecnica sperimentale con la quale attraverso un intervento ambulatoriale vengono rimosse parti di ovaie che vengono congelate per un eventuale uso successivo. Nel caso la donna andasse incontro a menopausa dopo la chemioterapia, il tessuto ovarico può essere scongelato  e successivamente essere reimpiantato nelle ovaie.

Si può considerare questa tecnica nel caso di una donna giovane che non ha sufficiente tempo per affrontare l’iter della stimolazione prima di affrontare  le terapie.

Non è una opzione consigliata se la donna è portatrice della mutazione al gene BRCA che predispone ad alto rischio di cancro alle ovaie, o nel caso soffra di leucemia.

3) Soppressione ovarica. Alla donna viene dato un farmaco che temporaneamente mette a riposo la sua attività ovarica . In questo si rendono le ovaie più resistenti ai danni della chemioterapia.

4) Fecondazione eterologa. Una  volta guarita la donna potrebbe optare per una gravidanza grazie ad ovociti di una donatrice.

5) Adozione. L’adozione rimane sempre una valida alternativa per diventare un genitore.

Qualsiasi sia la vostra scelta, se pensate di desiderare un figlio o altri figli in futuro, non trascurate di parlare di questo aspetto con il vostro oncologo  prima di iniziare i trattamenti farmacologici contro il cancro.