Quando diventi madre impari ad amare incondizionatamente, impari ad osservare, impari a pazientare (quasi sempre), impari che i tuoi figli sono diversi e che ognuno hai i suoi ritmi. Ma per tutto questo può volerci del tempo. Almeno per me è stato così. Vivo da sempre di corsa e volevo che i miei figli corressero con me. Errore madornale.
Veronica è sempre stata una bambina molto sveglia, curiosa e intraprendente. Ha sempre bruciato tutte le tappe, nel camminare, nel parlare,nel disegnare, e anche a scuola si difende molto bene. Ha un carattere decisamente tosto, è lunatica (come me) e guai se ha la giornata storta.
Non ho mai avuto dubbi sulle sua capacità di apprendimento e di socializzazione. Era timida intorno ai tre anni, poi via via grazie anche all’asilo e a un bel gruppo di amichette, ha iniziato a diventare attiva e intraprendente tra i bambini della sua età.
Completamente diverso è stato il percorso con Francesco, anche lui, come Veronica, nato a dicembre. L’ho sempre visto un po’ più piccolino degli altri suoi coetanei… forse perché è il secondo e non vorresti crescesse mai?
Ho fatto l’errore di confrontare i suoi progressi con quelli di Veronica e all’inizio ho iniziato a preoccuparmi. Non tanto per il camminare o il parlare, anche lui è stato precoce come la sorella, quanto per le abilità manuali, per il disegno, lo scrivere e soprattutto per la sua introversione.
Francesco è sempre stato l’emblema della timidezza. Fuori dalle mura domestiche diventava l’ombra mia o del papà, nascondendosi dietro alle nostre gambe se c’era qualcuno che non conosceva.
Per questo il primo approccio con la scuola dell’infanzia è stato difficile. Più di una volta ho lasciato la scuola alla mattina con un tristezza infinita: mi salutava, guardava basso la maestra e si metteva in un angolino a giocare da solo. E da solo ha giocato per mesi e mesi.
Il primo anno credo sia stato un supplizio per lui.
Per carità partecipava alle attività, faceva tutto quello che gli dicevano le maestre, punteggiava, imparava le poesie, le canzoni ecc, . ma sempre molto passivamente. Mai un disegno spontaneo, mai la voglia di mettersi a tagliuzzare e a fare qualcosa con forbici e carta. E anche qui facevo ancora l’errore di paragonare lui con la sorella e a tutte le attività creative che faceva lei.
Le poche volte che riuscivo a convincerlo a colorare o a fare qualcosa assieme, con carta e matita, diceva che non ne era capace.
C’è voluto un lavoro oscuro di mesi e e mesi per fargli capire che era bravo. Probabilmente vedeva la sorella che riempiva la casa di disegni e non si sentiva all’altezza.
Un giorno sono andata a recuperare gli scatoloni dei disegni di Veronica alla sua età per fargli capire come rappresentava lei le cose lei agli inizi. Si è fatto un arista, E questo è servito
E’ servito anche non forzarlo in alcun modo. I disegni sono sempre stati rarissimi ma nonostante ciò molto dettagliati, fino a qualche settimana fa quando di punto in bianco Francesco ha subito una sorta di metamorfosi.
Le stese maestre se ne sono accorte e un giorno mi hanno detto : “finalmente la voce di Francesco si fa sentire”
Non posso dire che sia stato un percorso lineare, forse solo in parte, perché è evidente che c’è stato un vero e proprio salto.
Forse, consapevole che ormai per lui l’asilo sta per finire, e sentendosi “più grande” e sicuro delle sue capacità, ha iniziato a sfoderare un disegno dietro l’altro e a mostrare tanta voglia di imparare cose nuove. Disegna, sempre a matita (il colore per lui è una perdita di tempo), taglia, impacchetta e scrive.
I temi sono quelli tipici da maschio: macchine, tubi di scappamento, ruspe, camion, e qualche sporadico omino.
Ho avuto la casa inondata per 6 anni di fiori e fatine e finalmente si varia un po’!
Complici i compiti di Veronica, Francesco si è incuriosito alla lettura e alla matematica. Giocano spesso “alla scuola”: Veronica fa la maestra e lui assimila come una spugna.
Un paio di settimane fa, una sera a tavola, di punto in bianco si è messo a leggere l’etichetta della bottiglia d’acqua, e da li ha iniziato a chiederci altre cose da leggere.
Ogni tanto lasciamo in giro dei bigliettini con frasi molto semplici e lui si diverte un mondo a capire cosa c’è scritto. Per lui è un gioco ed è bello vederlo divertirsi mentre apprende cose nuove.
Poi vuole fare lo stesso con noi e ad esempio, stamattina, mentre ero in camera a prepararmi, ci ha lasciato questo sul letto:
Quando l’ho visto (oltre a pensare “magari”) l’ho abbracciato forte e gli ho detto “caspita Francesco sei così bravo che puoi scrivere una storia ormai!!”
Non ho nemmeno fatto in tempo a dirlo che è sparito: si è preso i fogli che erano rimasti nella stampante, li ha pinzati, ha fatto una sorta di quadernetto e mentre mi preparavo ecco il risultato:
Stupore, orgoglio da “cuore di mamma” e.. quante preoccupazioni inutili!!


