Racconti di parto: Alessia Ginevra e la nascita di Victoria Angelica

Erano le 6.51 di venerdì 4 febbraio 2011, mi trovavo in ospedale dalla mattina del giorno precedente, quella la notte l’ho passata in bianco, con il cellulare in mano controllando l’orologio ogni dieci minuti al massimo, come se aspettassi qualcosa che nemmeno io sapevo, ero agitata, anzi agitatissima perchè sapevo che proprio quel giorno sarebbe nata la mia piccola Victoria Angelica, (il parto era un cesareo programmato per placenta bassa) per essere precisi sapevo che sarebbe nata Victoria Ariel, infatti il nome Angelica l’hopensato vedendo lei, la mia bellissima principessa.

Arrivò nella mia stanza un’ostetrica che accese la luce accecandomi, e dopo avermi monitorata per mezz’ora mi ha condotta in un’altra stanza dove mi ha visitata, mi ha fatto spogliare e mi ha fatto indossare il camice per la sala operatoria, e mi ha messo il catetere, avevo una strizza mai provata prima, e poco importa se il mio compagno Kevin e mia mamma cercavano in tutti i modi di tranquillizzarmi, nessuna parola in quel momento aveva su di me un effetto benefico, anzi il contrario!

Erano omai le otto quando mi separarono dai miei cari e mi portarono di sotto, in sala operatoria, avevo letteralmente il cuore in gola e assillavo le infermiere con domande sciocche che a pensarci ora, con il senno di poi, mi imbarazzano addirittura, pensate la mia disperazione ragazze, ho persino chiesto loro se sarebbe andato tutto bene, sìsì proprio come se stessi parlando con una sibilla in grado di prevedere il futuro!

Giunta in sala operatoria dopo cinque minuti è arivata la ginecologa, la mia amatissima ginecologa in quel momento mi è sembrato un miraggio, un oasi d’acqua nel deserto. Solo lei che mi aveva tranquillizzata mille volte durante quelle infinite 38 settimane e 5 giorni, anche quando ho rischiato di perdere la mia stellina, aveva un effetto placebo su di me, le sorrido, lei contraccambia. L’anestesista mi fa sedere sul lettino (un male molto fastidioso con quel catetere odioso, accentuato dai miei movimenti impacciati degni di moby dick) mi fa due punture in circa dieci minuti, l’anestesia locale e la spinale, poi mi invita a sdraiarmi, mi guardo in torno sempre più in trepidazione, accanto a me tre inferimere ( o almeno io ho vivo il ricordo di tre), l’anestesista vicino a me, ho parlato con lui per tutta la durata dell’intervento, e davanti a me la mia ginecologa con altri due ginecologi,
tuttavia io non li vedevo a causa del telo verde steso di routine per non far vedere l’intervento al paziente che bhè solitamente non è molto allettato dall’idea di vedersi aperto in due! Io osservavo l’orologio digitale appeso in
sala operatoria e proprio allo scoccare delle 8.51 sento che mi tirano forte la pancia, niente di doloroso, solo fastidio, poi sento i ginecologi che mi dicono – Alessia che bella, la tua Victoria è stupenda, poi un urlo, che mi è sembrato musica ( non esagero, ero terrorizzata all’idea di morire sotto i ferri e il pianto liberatorio della mia piccina era l’unica cosa che avrei voluto sentire), non me la fanno vedere, la portano di la qualche minuto e me la
portano lavata e avvolta in un telo blu, la vedo e mi incanto, mi guarda con i suoi occhi azzurri, identici a quelli di mio padre, è appoggiata sul mio petto, il suo viso premuto quasi sul mio, mi da un bacio ( così ho voluto interpretare la sua smorfia simile a una leccata, in quanto ovviamente aveva in corpo ancora liquido amniotico, quindi lo stava sputando ) mi è sembrata un angelo, da li Angelica.

Neanche un minuto e me la portano via, di sopra nella culla termica per qualche ora. I ginecolgi continuano a cucire e il mio pensiero va a Kevin e a mia mamma, lì fuori dalla sala operatoria in attesa di vedere la  principessa.
Sono le nove e dieci i ginecologi non hanno ancora finito, mi sto agitando, mi dicono di stare tranquilla che oramai è tuto finito, ma io non riesco mi agito sempre più, mi danno un calmante, ma guardate la sfiga ha effetto paradosso, inizio a vomitare liquido biliare, mi girano la testa di lato in modo da non vomitarmi addosso, sento il monitor del mio cuore che impazzisce, ero allergica! A nulla erano servite le premure della mia ginecologa che aveva sottolineato sulla mia cartella clinica i farmaci a cui sono allergica, mi parte un emorragia interna, mi riaprono d’urgenza, ma per fortuna finisce in bene,  e alle 11 e 30 mi portano in una sala travaglio, in osservazione due ore, sarei ipocrita a dire che ho sofferto durante il parto, anche se la paura che ho provato è indescrivibile, ma come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene, e non poteva finire meglio, ora mi sento la donna più felice del mondo, perchè ho accanto a me la mia piccola, grande soddusfazione VICTORIA ANGELICA.