Racconti di parto: Barbara e la nascita di Elisa

Dopo più di 5 mesi dalla nascita della nostra piccola Elisa, decido finalmente di dedicare qualche minuto al racconto del parto, per evitare di dimenticare piccoli ma significativi dettagli e mettere per iscritto ogni cosa in modo che un domani anche lei possa leggerlo.

La mia gravidanza è stata accompagnata sempre dalla certezza di partorire in anticipo (lo stress, il trasloco da Peschiera a Gorgonzola un mese e mezzo prima della data presunta etc etc..), mai avrei immaginato di dover arrivare alla 41+0 e dover procedere con un parto indotto.

La data presunta era il 26 luglio ma nulla da fare, arriviamo così a martedì 2 agosto e alle 18.30 mi presento in ospedale (clinica Mangiagalli di Milano) dove mi ricoverano immediatamente.

Il medico dell’accettazione mi ricorda che la partenza del travaglio può non essere immediata e che avrei potuto partorire anche 48 ore dall’inizio dell’induzione. Il tutto mi ha davvero scoraggiato, meno male che avevo avvertito i parenti di non iniziare a telefonarci per chiedere aggiornamenti…
Dopo il ricovero mi fanno andare in sala pre-travaglio, dove mi metto in camicia da notte e mi portano una cena leggera…
La procedura inizia poi con una prima visita e applicazione della prima dose di gel (ore 19).
Devo stare immobile sdraiata per le successive due ore e per me è una tortura perché mi scappa la pipì ogni mezz’ora…Diego, mio marito, va a casa nel frattempo.
Dopo due ore vado finalmente in bagno e dopo cazzeggio un po’ inviando sms per ingannare il tempo. Verso le 23 inizio ad avvertire qualche dolorino tipo quelli mestruali ma sono stra-convinta che non è nulla ed è solo la posizione sdraiata a peggiorare la situazione.
All’1 mi fanno una seconda somministrazione di gel e lì diventa davvero impossibile stare sdraiata per le successive due ore. I dolori mi sembrano insopportabili e sono pervasa da un senso di sconfitta ancora prima di cominciare (poi qualcuno mi ha consolato dicendo che i dolori del travaglio indotto sono diversi e più intensi di un parto normale già dall’inizio).

Devo stare sdraiata per evitare che il gel scenda e perché sono sotto monitoraggio.
Ho chiamato Diego per dirgli che i dolori erano forti e che era impossibile per me stare sdraiata.
Finalmente posso alzarmi e continuo a gironzolare nel corridoio strisciando lungo i muri in cerca di consolazione.
Il dolore non mi abbandona mai…ma quando iniziano le contrazioni? quelle di cui parlano tutti, quelle che ti lasciano senza fiato nel picco massimo, ma poi ti lasciano respirare e riprendere quando cessano del tutto???

Le due visite successive alla prima somministrazione di gel mi confermano che è ancora tutto bloccato, collo dell’utero chiuso e nessun segno di accorciamento e dilatazione 🙁
Dico alle ostetriche presenti in corridoio che faccio davvero fatica, che non ce la faccio più e se posso far venire mio marito in ospedale ma mi rispondono che non è possibile farlo, finchè il travaglio non è davvero iniziato.

Continuo a messaggiare Diego dicendogli che non ce la faccio più.
Ad un certo punto sento un liquido caldo fra le gambe e corro in bagno, dove mi rendo conto di aver perso il tappo mucoso e il sacco amniotico.
Chiamo l’ostetrica che mi visita e mi conferma che il travaglio è iniziato ed anche la dilatazione, ma mi vietano di alzarmi dal letto perché c’è il rischio che scenda il cordone e la bambina è ancora troppo alta.

Chiamo felice Diego dicendogli di arrivare ‘immediatamente’ (quell’immediatamente significava per me che lo volevo subito vicino ad aiutarmi nella sopportazione del dolore e NON che stavo partorendo….ah ah ah…lui l’ha vissuta decisamente in maniera diversa, considerando che ha violato tutti i limiti di velocità per essere li in mezz’ora..quando arriva lo prenderanno in giro..)

Alle 3 mi confermano che sono dilatata 3 cm, inizio a stressare tutti perché voglio l’epidurale. Mi dicono che si può fare, ma l’anestesista è impegnata in sala operatoria.

Finalmente dopo quasi un’ora arriva e cerca invano di infilarmi il catetere fra le vertebre ma non riesce. Almeno mi fa un’iniezione di lidocaina che mi blocca totalmente i dolori per le successive due ore. Purtroppo la posizione della testa, l’anestesia fatta quando ero così poco dilatata e il blocco del travaglio sono responsabili di quello che è successo nelle ore successive.
Io dormo beatamente per circa due ore..
Alla visita delle 6.30, osservano il tracciato del monitoraggio, l’ostetrica mi chiede: ‘ha fatto un cardiogramma recentemente lei?’ ed entro in panico, ma quando faccio ulteriori domande mi risponde con un ‘niente, niente’.
Dopo qualche minuto entrano dei medici e mi dicono che hanno notato che il feto è in sofferenza e che essendo la dilatazione molto indietro (3 cm e mezzo) e la bimba ancora troppo alta, ci vorrebbe troppo tempo per portare a conclusione un parto naturale e troppi rischi, così mi comunicano che è necessario procedere con un parto cesareo.
Mi vergogno a dirlo, ma la notizia mi ha sollevata, non avevo scuse per non fare un parto naturale, avevo fatto del mio meglio, erano loro a dirmi che dovevano tagliare!!
In meno di mezz’ora mi portano in sala operatoria, dove mi preparano con urgenza (ho scavalcato tutti i cesarei programmati quella mattina).
L’anestesia fa subito effetto e io sono totalmente addormentata dalla vita in giù. Non faccio in tempo a chiedere se stanno iniziando a tagliare che mi confermano che sono già partiti e in meno di un minuto sento un vagito bello forte e capisco che hanno estratto la mia bambina!!!

Erano le 8.15 del 3 agosto ed Elisa finalmente era arrivata.
Me la fanno vedere velocemente, avvolta in un panno verde. Mi è sembrata un po’ bluastra o arrossata in viso ma hanno detto che è normale.
Iniziano a cucirmi ma oramai l’emozione è talmente forte che piango dalla felicità.
Quando me la riportano, per mettermela sul petto, mi sento quasi mancare ed inizio a respirare profondamente e in modo più calmo possibile….ci manca solo che ci rimango ora che è ho la mia piccola gioia fra le braccia.

Quando vedo Diego, noto che è raggiante ma niente lacrime: è un duro lui e la gioia o lo stordimento della cosa fanno si che sul suo volto appaia un sorriso (parenti e amici diranno poi che aveva una faccia da ebete tutto il giorno…)
Mi portano fuori in corridoio in attesa che si liberi una stanza. Chiamo mia madre e piango dalla felicità ancora..

E’ tutto così indescrivibile, è il mistero della vita e sento che il mio corpo non mi appartiene, fa solo parte del grande mistero della riproduzione e della continuità…
Amo mia figlia.