Un piccolo alieno grigio chiaro e tutto sporco mi guarda con i suoi occhioni sgranati e forse un po’ spaventati. Ha smesso di piangere non appena l’hanno appoggiato sulla mia pancia e ora sta lì a scrutare me e il suo papà che mi sorregge la testa, emozionati e ancora frastornati. In effetti sono le 13.07 e sono passate 15 ore dalle prime contrazioni, arrivate alle 22 della sera precedente, dopo l’applicazione del terzo gel. Questo parto è stato indotto perchè alla settimana 41+3 Michele ancora stava tranquillo nel mio pancione e non dava nessuna avvisaglia di voler venire fuori a conoscerci. E così sono stata ricoverata il 28 Agosto di primo mattino e a digiuno, con un po’ di paura e di ansia per l’incertezza di quello a cui sarei andata incontro. Il mio Lorenzo è rimasto con me tutto il giorno, fino alla fine dell’orario di visita serale, e poi sono rimasta da sola perchè ancora, dopo 2gel, non avevo la minima ombra di una contrazione. A tarda sera l’ennesimo tracciato, il terzo gel e il “simpaticissimo” scollamento delle membrane. Partono finalmente le contrazioni e subito parecchio intense a mio avviso. Mi prendono di schiena, ma le sento anche in basso nella pancia, estese fino all’inizio delle gambe. Ok, forse è peggio di quello che avevo previsto e l’epidurale che avevo tenuto come “asso nella manica” decido di giocarmela il prima possibile. Alle 5.30 del mattino del 29 arriva Lorenzo, iniziamo a chiedere come fare per avere l’epidurale ma mi spiegano che ci vogliono almeno 4cm di dilatazione e io sono ancora a 1 più o meno. Bene. I famosi 4 arrivano alle 10.30, nel frattempo i minuti scorrono tutti uguali, scanditi dalle contrazioni che si susseguono quasi attaccate, io che sto seduta sul bordo del letto con gli occhi che mi si chiudono per la stanchezza ma con le fitte che me li fanno tenere aperti. Quando arriva l’anestesista ci spostiamo nella sala parto e dopo la tanto desiderata epiduale provo un sollievo indescrivibile, sento solo le contrazioni più alte e riesco comunque a tenerle sotto controllo respirando profondamente. Da adesso il tempo vola, dopo un’ora sono già pronta per spingere e dopo un’altra ora arriva Michele. Lo sento scivolare fuori da me, piangere, lo vedo immobile sulla mia pancia svuotata. E’ un momento meraviglioso anche se mi sento esausta e non mi rendo bene conto che la mia vita è appena cambiata, sconvolta dalle fondamenta. Michele pesa 3.120kg e sono certa che sia il bambino più bello che io abbia mai visto.
Sono passati 6 mesi da pochi giorni e quella rivoluzione di me che ha innescato Michele è ancora in atto. L’amore di una mamma è di un’intensità che non si può raccontare, non si può comprendere finchè non la si prova, me ne sono resa conto stringendo in braccio il mio piccolo. Certi giorni, anche dopo tutti questi mesi, vorrei rimetterlo dentro la mia pancia, essere di nuovo “così” uniti, così insieme, sentire i suoi calcetti, il suo singhiozzo dentro di me, essere di nuovo in un corpo solo. Allora lo stringo fortissimo, lo bacio, lo coccolo, e a chi mi dice di non viziarlo vorrei rispondere che di questo “vizio” ho certamente più bisogno io che lui. Perchè ancora devo imparare a convivere con tutto questo amore, devo ancora trovare il modo di tenerlo a bada, di controllarlo, di non farlo esplodere nel mio cuore in ogni istante. Ma, sinceramente, questo modo spero di trovarlo il più tardi possibile e continuare a godermi Michele, a tenermelo stretto stretto al petto, a cercare di sentirmi sempre con lui una persona sola, indivisibili, noi due.
