Racconti di Parto: Patty e la nascita di Daniele

L’avventura della nascita del nostro tesoro inizia il giorno della mia dpp che sarebbe dovuta essere il 28 novembre, da questo giorno iniziamo coi tracciati ogni 2/3 giorni ma, a parte i viaggi a vuoto all’ospedale, non abbiam ottenuto altro; ogni giorno mi sentivo sempre ripetere che niente era cambiato, non c’erano contrazioni e tutto era ancora ben chiuso. Mi consolavo pensando che Daniele stava bene e non ne stava risentendo ma ogni giorno tornavo a casa sempre più nervosa.

L’8 di dicembre è il termine ultimo e viene deciso il mio ricovero per l’induzione; avevo paura ma ero contenta perché sapevo che l’incertezza era finita e avrei potuto finalmente conoscere il nostro piccolino; io forse ingenuamente ero convinta che sarebbe nato in un giorno di festa, non immaginavo proprio che le cose sarebbero state ben più lunghe… La mattina alle 7 e 30 mi ricoverano e dopo un’ora mi inseriscono la prima dose di gel dicendomi di starmene buona a letto nell’attesa che faccia effetto; dopo un paio d’ore iniziano i dolori ogni 5 minuti ma niente di insopportabile, io aspettavo sempre che aumentassero ma rimanevano sempre uguali; alle 13:30 mi visitano e decidono di inserire un’altra dose di gel per accelerare il travaglio….. cosa che puntualmente non avviene, il secondo gel mi ha fermato tutto, pure quei pochi dolori che avevo, e per di più vengono a dirmi che il giorno dopo sarebbe dovuto essere di riposo e avrebbero proceduto di nuovo col gel solamente al sabato,  ero stanca morta un po’per i dolori un po’ per la tensione e mi sono addormentata, erano le 22.

Ho dormito circa fino all’una, poi inizio a svegliarmi perché sentivo dei doloretti, alle 2 ho una fitta lancinante e vado in bagno dove mi trovo in un lago di sangue.. mi metto quasi a urlare dalla paura, credevo Daniele avesse dei problemi, mio marito entra in bagno e poi corre a chiamare l’ostetrica che arriva e mi visita ma mi si eran rotte le acque non era nulla di preoccupante, ero contenta perché mi illudevo che qualcosa finalmente si muovesse; inizian quasi subito dei dolori abbastanza forti ogni 5 minuti, ho trascorso la notte e il pomeriggio seguente a camminare e a saltare giù da letto quando arrivavano i dolori  perché da distesa non li sopportavo.

Alle 17 mi visitano e non vi dico la delusione quando mi dicono che ero dilatata solo di 3 cm; ormai non si poteva più aspettare il sabato per il gel quindi mi propongono la flebo di ossitocina. Mi trasferiscono in sala travaglio e mi mettono la flebo alle 17:30,i dolori partono quasi subito, o almeno cosi sembra a me dato che un po’ne avevo già, a ogni contrazione stritolavo letteralmente la mano di Marco, avevo dei dolori atroci ma mi consolavo pensando che il bimbo stava bene perché i monitoraggi eran sempre a posto.

Nuova visita all’una e la ginecologa mi dà una nuova mazzata; in quasi 8 ore solo 1 cm!  Ero veramente a pezzi, faticavo a stare in piedi e mi son messa a piangere…la ginecologa mi propone il cesareo, ma siamo io e mio marito a dover scegliere dato che il bimbo per il momento non presentava complicazioni, io ci tenevo al parto naturale e pensar di aver sofferto per niente fino a quel momento mi faceva venire ancora più nervoso. Decido di continuare così ancora per un’ora e mezza e se niente sarebbe cambiato procediamo dopo col taglio…

Torniamo in sala travaglio ma in me si stava facendo spazio l’idea del cesareo, mi sentivo senza forze e spaventata e 2 volte son svenuta tra le braccia di mio marito che a quel punto voleva far subito il taglio perché non ce la faceva più a vedermi così. L’ostetrica che era appena arrivata ad assistermi dopo il cambio del turno però è stata la mia salvezza, prima mi ha fatto una flebo di glucosio per ridarmi energie e poi mi ha aiutata tanto con posizioni un po’ diverse dal solito, morale della favola alle 2:30 ero completamente dilatata e siamo andati in sala parto, io, lei, Marco e l’inseparabile flebo di ossitocina che mi portavo a spasso dalle 17 e 30.

 Intorno alle 4 inizia la fase espulsiva, si vedono già i capelli di Daniele quando mi dicono che le mie contrazioni anche se dolorose son troppo brevi, in poche parole facevo un passetto avanti e 2 indietro… mi stava per riprendere lo sconforto ma poi succede tutto in un attimo; l’ostetrica chiama la ginecologa, la vedo arrivare con una pedana che posiziona accanto al lettino, si raccomandano di spingere il più possibile e lei mi schiaccia la pancia…. Ho sentito come se mi uscisse fuori tutto quello che avevo in corpo, mi sentivo svuotata, non ho fatto nemmeno in tempo a realizzare che ho sentito il suono più bello del mondo, il pianto di mio figlio, eran le 4:43 del 10 dicembre, Daniele pesava 3600 gr per 50 cm di lunghezza; appena me l’hanno posato addosso ha smesso di piangere e ci siam guardati e riconosciuti, a Marco ho detto “questo è il nostro Puntino” (lo chiamavamo cosi da quando abbiam saputo che cresceva dentro di me ), io di aver detto così non me lo ricordo ma ero come ubriaca, lui piangeva come una fontana; io non ho fatto in tempo subito perché, dato che il travaglio si era dilungato tanto, il piccolo aveva bisogno di qualche controllo in più e io dovevo esser “sistemata” dato che mi servivano un bel po’di punti e avevo perso un bel po’di sangue; così me l’hanno portato via quasi immediatamente e il papà l’ha seguito. E’ passata un’ora e mezza prima che fossi a posto e potessi finalmente abbracciare Daniele e rendermi conto che non era solo un sogno, il tempo sembrava non passare mai ma lo sentivo piangere e urlare dal nido a fianco mentre lo lavavano e vestivano e mi rendevo conto che era la realtà, inoltre l’ostetrica veniva ad aggiornarmi perché mi vedeva ansiosa… Poi mi hanno portata in camera e lui era già lì che mi aspettava col papà, l’ho preso in braccio e lì sì che ho avuto tempo di aprire i rubinetti, ho continuato a piangere per un’ora di fila e per i giorni seguenti un po’per la felicità un po’ per lo stress accumulato.

Siam rimasti in ospedale per 8 giorni perché avevo un’anemia fortissima che non mi faceva stare in piedi e non riuscivo nemmeno a tenere il mio piccolo, mi è venuta una flebite ad un braccio a causa di tutte le flebo di ferro che mi hanno fatto che ancora non è guarita, dulcis in fundo nemmeno il latte mi è venuto tanto che devo dargli solo l’artificiale, ho rischiato davvero di andare un po’ giù di nervi se non andavo a casa ma guardare Daniele è la cura migliore; non dico che mi son già dimenticata di tutto perché è ancora troppo presto  e forse ne abbiam passate troppe per poter essere scordate ma di sicuro non me ne frega niente se era il prezzo per averlo e poterlo stringere tra le braccia, lo farei un altro milione di volte. Scrivo e ricordo le emozioni fortissime di quel giorno e ancora piango…

Domani 10 gennaio compirà un mese e ancora adesso quando lo guardo mi sorprendo a pensare “mio figlio, mio figlio”, come per abituarmi al suono di questa parola, mi sembra impossibile, mi sembra di essere sempre la stessa invece non lo saremo mai più né io né mio marito; a volte ci guardiamo e ci chiediamo com’era la nostra vita prima che arrivasse perché sembra quasi non esistere più, Daniele è il centro del nostro mondo e ringrazio Dio ogni giorno per avermi donato sia lui sia Marco, non mi son mai sentita così viva e importante per qualcun’altro come quando sto con loro due.

Grazie a tutte e scusate se mi son dilungata troppo 😉

Patty, Marco e Daniele