Racconti di parto: Giusy e la nascita di Rebecca

Quando mi sono messa insieme al mio compagno avevo solo 16 anni e lui appena 21 praticamente siamo cresciuti insieme.!!
Il nostro sin dall’inizio è stato un rapporto basato sulla serietà e rispetto reciproco quindi abbiamo cominciato subito a fare progetti sul nostro futuro e immaginare una famiglia tutta nostra finché dopo tre anni di storia decidemmo di andare a convivere. Da lì passò un altro annetto e poi decidemmo che era arrivato il momento di cominciare a provare ad avere un figlio (maggio 2014).

Gli ostacoli della  ricerca della gravidanza

I primi tentavi furono vani e presi un po’ dallo sconforto cominciammo a farci delle domande sul perché questo bimbo/a non arrivasse nonostante la giovane età d’entrambi. Per prima feci io dei controlli e risultò che avevo una brutta infiammazione all’utero e mi si era formato un’edema vicino ad un’ovaia.

La ginecologa mi prescrisse una cura abbastanza forte rassicurandomi che avrei risolto il problema e infatti così fu,perché al controllo successivo era tutto ok. Quando uscì dallo studio della dottoressa ero al settimo cielo felice di poter ricominciare a provare ad avere questo tanto tanto voluto figlio.Passarono altri due mesi ma niente. Demoralizzati e abbattuti io e Cataldo (così si chiama il mio compagno) non ci spiegavamo il perché. Decidemmo così che era giunto il momento che anche lui facesse dei controlli. Anche questa volta gli esiti non erano buoni anzi erano peggio di quanto avessimo potuto immaginare:  l’urologo gli diagnosticò una oligoazenospermia (in parole semplici i suoi spermatozoi erano immobili quasi il 92%). Fu un responso agghiacciante,  rimanemmo senza fiato. Gli diede una cura da seguire per tre mesi e poi avrebbe dovuto ripetere le analisi. In conclusione però  ci diede ben poche speranze e ci invitò nel prendere in considerazione l’eventuale fecondazione assistita (idea che nel profondo del nostro cuore non accettavamo).

Cominciarono questi lunghi tre mesi,seguì la cura in maniera attenta e scrupolosa e finalmente arrivò il giorno in cui ripetere gli esami. L’agitazione era tanta e anche se avevamo basse aspettative ricordando le parole del medico. Eravamo comunque fiduciosi.

Arrivati i risultati li portammo immediatamente dal dottore e miracolosamente erano ottimi. L’urologo rimase sbalordito a tal punto di dire che sicuramente in uno dei due esami fosse stato commesso un’errore perché una tale patologia raramente si cura così facilmente e in così poco tempo. Ci fece ripetere lo spermiogramma ed infatti era tutto nella norma. Ora finalmente nulla ci impediva di credere nell’arrivo di un’angelo.

La gravidanza arriva

Due mesi più tardi (era fine aprile) con  Cataldo partimmo per andare a trovare sua sorella  perché aveva partorito una splendida bambina. Noi ovviamente eravamo felici, lui soprattutto visto che era la sua prima nipotina. Dentro di noi però celavamo una grande sofferenza che tentavamo di nascondere. Il 5 maggio ci rimettemmo in viaggio per tornare a casa io aspettavo le malefiche appunto quel giorno e come d’orologio ecco le prime avvisaglie(più in là poi scopri che  quelle furono perdite da impianto).
Devastata rimasi in silenzio per l’intero viaggio, appena arrivati a casa andai in bagno per cambiarmi però stranamente tutto  pulito. Era insolito ma non diedi peso alla cosa.

L’indomani ancora niente e allora cominciai a sperare.

Aspettai altri due giorni (furono giorni lunghissimi ) poi mi convinsi a fare il test e finalmente dopo tante attese tante delusioni era POSITIVO!!!! ERO INCINTA !

Chiamai subito Cataldo in lacrime dicendogli che ce l’avevamo fatta. Appena arrivato a casa  mi diede un grande e sentito bacio, avvisammo insieme le nostre famiglie della fantastica notizia, inutile dire l’immensa gioia di tutti.

Cominciarono così i nostri nove mesi, mesi meravigliosi senza alcun sintomo, sentivo come se avessi la forza di un leone non ero mai stanca mai nessuna nausea facevo tutto e ho continuato a fare tutto fino al giorno prima di partorire.

La bambina cresceva, stava benissimo quindi io ero tranquilla, niente mi fermava. Ero in continuo movimento anche se tutti mi sgridavano dicendomi di riposare,di stare di più a letto ma io stavo e mi sentivo bene: perché comportarmi come se fossi malata?? Arrivai così alla trentanovesima settimana.

Il parto

Era il 4 gennaio, la presunta data era l’11 esattamente una settimana dopo.

Quella mattina mi svegliai alle 3:30 come d’abitudine insieme a Cataldo perché facendo l’autista e a quell’ora era la sveglia. Non mi riaddormentai mi alzai e guardandomi la pancia nello specchio mi parve strana dura e alta; mi rimisi a letto e circa verso le 6:30 sentii esattamente due fitte sotto la pancia. Mi alzai e persi il tappo.

Andai nell’altra stanza a svegliare mia madre che in quei giorni era venuta a stare da me per starmi accanto proprio per questo momento. Inizialmente lei si fece prendere dal panico ma io la rassicurai dicendole che stavo bene e che era ancora presto per agitarsi.

Mi stesi sul divano e lentamente cominciarono le contrazioni leggere ma sempre più costanti e ravvicinate. Decisi di farmi una doccia calda, feci anche lo shampoo e con tutta calma mi stirai anche i capelli. Nel mentre i dolori si accentuavano allora li decisi di avvertire Cataldo, avvisai anche i miei suoceri perché erano loro che eventualmente avrebbero dovuto accompagnarmi in ospedale visto che mia madre non guida.

Si fecero le 9:00 e le contrazioni cominciavano ad essere più forti però ancora sopportabili. Chiamai la mia ginecologa che mi disse di prendere ancora un po’ di tempo perché probabilmente ero ancora all’inizio del travaglio. Passarono altre due ore( 11:00)  e i dolori cominciarono ad essere davvero forti .

Nel frattempo erano arrivati i miei suoceri così decidemmo di partire, lungo il tragitto per l’ospedale. I  dolori cominciarono ad essere insopportabili e le contrazioni erano continue. Arrivati in ospedale (11:30)  immediatamente mi fecero un tracciato e in quel momento mi si ruppero le acque.

Fui portata in una stanza dove in una prima visita ero dilatata di sei centimetri e quindi decisero di spostarmi in sala travaglio.

Io però sentivo già di dover spingere e qui fecero una seconda visita dove appurarono che ero già a dieci. Da lì fui portata di corsa in sala parto (12:15) accompagnata da mia madre visto che purtroppo Cataldo era a lavoro( anche se lui mi aveva detto che se ci fosse stato ugualmente non se la sarebbe sentita di entrare in sala parto essendo molto sensibile a questo tipo di cose),

Cominciai a dare le prime spinte facendo una fatica immane però non riuscivo a capire come spingere in maniera efficace.

L’ostetrica a quel punto mi prese per mano e mi disse di tenere il respiro a di dare una lunga spinta come se dovessi andare in bagno. A quel punto cominciarono a dire “si vede la testa”. Spinsi ancora ma la bambina era girata di fianco e  dunque decisero di tagliare: un’altro dottore venne vicino a me e ricordo ancora molto bene che con il braccio diede una spinta sulla mia pancia per aiutare la fuoriuscita della bambina ed improvvisamente la senti  piangere.

È NATA finalmente è nata(12:40) .

Alzarono Rebecca però non la appoggiarono  sul mio petto come si fa di solito ma l’avvicinarono a me ancora tutta sporca e riuscì solo a darle un bacio sulla guancia poi la portarono via (questo perché nella manovra del girare visto che era posta di fianco per sbaglio le avevano fratturato la clavicola destra, guarita da sola poi nel giro di 2 mesi).

Mia madre seguì la bambina ed io rimasi ancora li mentre loro cominciarono a cucire i miei 35 punti tra interni ed esterni. Finita la sutura mi riaccompagnarono in stanza e subito dopo mi portarono la mia celestiale creatura, bellissima,tenerissima che ho adorato e amato sin dal primo giorno che ho scoperto di essere incinta ed ora finalmente la tenevo stretta a me. Pesava 3chili e 540 grammi ed era lunga 50 centimetri. Più tardi cominciarono ad  arrivare tutti i parenti e in serata arrivò anche Cataldo impagabile l’espressione che aveva in viso quando vide Rebecca.

Ora che lui era arrivato la nostra tanto desiderata famiglia era al completo.

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