Inizia oggi la Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno 2013.
La mia storia è quella di una gravidanza stupenda durante la quale mi sono informata molto sull’allattamento, durante la quale mi sono circondata di persone che mi sostenessero in questo percorso (in primis una mia cara amica consulente de La Lega del Latte), durante la quale non ho mai pensato di nutrire di amore mia figlia con qualcosa di diverso dal mio corpo.
Un parto difficile (emotivamente ancora in elaborazione) dal quale sono uscita distrutta, a pezzetti, destrutturata ma con la forte convinzione, sempre più forte, della potenza di “guarigione” dell’allattamento, perchè era quel gesto che io e mia figlia ci “meritavamo” per ritrovarci, per ricongiungerci, per capirci, per entrare in contatto.
Ho allattato per 25 mesi e non mi sento fortunata come molti pensano ed esternano con toni sgarbati, non mi sento fortunata perchè il nostro allattamento è stato sì idilliaco, sincero e fortemente voluto, ma anche molto faticoso fisicamente e psicologicamente, difficile perchè sembra ci si debba giustificare con tutti gli sconosciuti della terra se si allatta dopo i 6 mesi (o addirittura dopo i 4!), difficile perchè devi entrare nella convinzione di essere il TUTTO per qualcuno, difficile perchè ci vuole tanta di quella pazienza e Amore che mai penseresti di avere, difficile perchè prendersi cura di un neonato ti sposta tutti i punti saldi che ti eri costruito, ti stravolge gli equilibri e ti ribalta le priorità e non lo sai finchè non lo vivi e non ti ci trovi letteralmente immerso (e sommerso) dalla testa ai piedi.
Allattare Carola Sofia per 25 mesi a richiesta non mi rende una super mamma (anche se a volte in preda a deliri di egocentrismo, l’ho pensato…lo penso ancora :P) mi rende una mamma che, con taaaanto sforzo corporeo e mentale, ha voluto e avuto l’opportunità di ascoltare sua figlia. E per ascoltare non intendo solo mettersi in contatto e capire il pianto o il lamento, ma qualcosa di più…ma noi donne (sì anche chi non è ancora madre) lo sappiamo. Sappiamo ascoltare, sappiamo metterci in contatto con l’Amore, che non sono i cuoricini e i “ti amo” ma qualcosa di più…sono gli sguardi, le braccia che si tendono per un abbraccio, è il contenimento, il sentirsi al sicuro, il sentirsi rispettati nella nostra complessità e rispettare la molteplicità dell’Altro.
Vi lascio con la foto di Carola Sofia con la sua amata “zuzza” e con il link della storia di una Mamma meravigliosa per la quale nutro un totale e sacro Rispetto: Moizza.
Se vi va di condividere la vostra esperienza, le vostre emozioni ma anche i dubbi e i timori io e altre donne saremo felici di leggere e sicuramente arracchirci.
Spero di avervi dato un piccolo input per riflettere, soprattutto dopo le cose che ho avuto il dispiacere di leggere in questi giorni sul gruppo FB.
Impariamo dai più piccoli la diversità, cerchiamo di abbassare le nostre difese, annulliamo le invidie, impariamo che le persone con cui ci relazioniamo possono non essere temprate nel carattere come crediamo di essere noi, impariamo il rispetto, impariamo a diffondere dei valori per i quali vale la pena “combattere”, impariamo che dalla diversità siamo i primi a dover imparare, a volte anche stando in silenzio per riflettere della grande opportunità che ci è stata data.
