Un test non invasivo per predire il parto pretermine

Sarà presto disponibile un test non invasivo per prevedere il parto pretermine e lo scarso sviluppo fetale.

Questi eventi avversi della gravidanza  sono strettamente  legati a problemi di crescita, accelerato  aumento di peso, disturbi cardiovascolari e altri problemi di salute nell’infanzia.

Si definisce una nascita pretermine quando il bambino tra la 22ª settimana e la 37ª settimana completa di gestazione. Un ritardo della crescita fetale invece di ha quando il peso del bambino alla nascita risulta  inferiore del 10 percentile rispetto al peso previsto.

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Le nascite premature stanno diventando sempre più comuni:  negli ultimi 10 anni sono aumentate del 19,4% nei paesi occidentali. In particolare negli Stati Uniti le nascite pretermine hanno rappresentato il 42% di tutti i parti del 2010.

Anche la Grecia ha registrato un forte aumento dei parti prematuri negli ultimi 20 anni.

Un recente studio ha esaminato una coorte di mamme e bambini di Creta per trovare dei  biomarcatori molecolari che possano costituire la base di un test di screening per predire il parto pretermine o il ritardo della crescita fetale.

I ricercatori in particolare,  volevano capire se anomalie nell’accumulo dei lipidi e in  alcuni valori metabolici del primo trimestre di gravidanza potevano predire il parto pre-termine.

Nel primo trimestre di gravidanza avvengono tantissimi cambiamenti fisiologici che vanno a favorire la crescita fetale, ma quali anomalie possono causare un parto pretermine?

Il team ha analizzato i metaboliti presenti nelle urine di 438 donne in gravidanza, e ha rilevato che  livelli elevati di lisina erano associati al parto spontaneo pretermine. Hanno inoltre scoperto che un aumento dei livelli della glicoproteina N-acetilata era presente nelle donne che hanno dovuto affrontare una induzione del parto prima del previsto.

Alcuni biomarcatori metabolici specifici sono stati rilevati anche per lo scarso sviluppo fetale. Le diminuzioni dei livelli di acetato, formiato, tirosina e trimetilammina, sono stati associati a una restrizione della crescita fetale. Inoltre le donne che avevano una diminuzione dei livelli di questi metaboliti avevano anche un rischio più alto di ammalarsi di diabete.per un probabile aumento dei livelli di insulina nel sangue.

Si sapeva da tempo che il metabolismo della mamma cambia molto durante la gravidanza per fornire il necessario alla crescita del feto. La novità è stata il riuscire a identificare così presto nella gravidanza e attraverso un semplice esame come quello delle urine, un legame tra metaboliti e il parto prematuro.

Ne  è derivata pertanto la possibilità di identificare precocemente le donne a rischio di  parto pretermine o di avere una gravidanza con scarsa crescita fetale attraverso un semplice esame non invasivo,

Un ulteriore step della ricerca,oltre ad individuare ulteriori metaboliti implicati, sarà quello di capire se il riuscire a  bilanciare correttamente tali metaboliti durante la gravidanza potrà ridurre la probabilità non solo degli esiti avversi della gestazione, ma avere anche un impatto duraturo sullo sviluppo del bambino dopo la nascita.

 Bibliografia:

Urinary metabolic profiles in early pregnancy are associated with preterm birth and fetal growth restriction in the Rhea mother–child cohort study, Léa Maitre, et al., BMC Medicine, published online 11 July 2014.